Andar per trabocchi sulla costa abruzzese
Scritto da LDN - 100viaggi • Giovedì, 21 gennaio 2010 • Categoria: Italia
D’Annunzio descriveva i Trabocchi nel suo Trionfo della Morte come antiche macchine da pesca che sembrano avere vita propria. Superstiti di una cultura legata alla pesca familiare, spesso principale fonte di sostentamento, i trabocchi che si trovano sulla costa abruzzese sono costituiti da una piattaforma di legno che sporge sul mare, agganciata alle rocce da tronchi di pino d’Aleppo.
Un patrimonio storico, culturale ed oggi anche turistico, grazie alla nuova iniziativa che prende il nome di Costa dei Trabocchi.
Dalla piattaforma dei trabocchi sporgono due o più “antenne” che fanno da sostegno alla grande rete da pesca a maglie strette, chiamata “trabocchetto”.
La diversa morfologia che caratterizza le varie zone che si susseguono lungo la costa, come per esempio un fondale troppo alto oppure coperto di ciottoli, ha fatto sì che si sviluppassero differenti tipologie di trabocchi in vari tratti dei litorali dell’Italia meridionale, da quelli presenti in Abruzzo, a quelli del Gargano, o della costa del basso Tirreno.
Il modello abruzzese è formato da una piattaforma posta trasversalmente rispetto alla costa, alla quale il trabocco è collegato tramite un ponticello formato da pedane di legno, mentre più a sud, nel Gargano, a causa della presenza di scogliere, la piattaforma viene ancorata alla roccia e posta longitudinalmente rispetto alla costa.
Ma in ogni caso e indipendentemente dalle appartenenze geografiche, reste e rimane, in chiave romantica, la lotta dell’uomo per la sopravvivenza, una lotta ad armi pari, antiche, e frutto del solo ingegno. Un reperto oggi tutto da visitare e riscoprire.
Per chi progettasse un viaggio verso la bassa costa adriatica, magari cogliendo anche l'occasione per percorrere gli antichi Tratturi, c'e' dunque l'occasione di visitare e riscoprire - attraverso un turismo ecologico e rispettoso della natura - il Trabocco che nel frattempo è diventato un simbolo da proteggere ed un’attrazione turistica.
Veri e propri prolungamenti della terra verso il mare, oggi i trabocchi sono un simbolo del passato abruzzese, testimonianza di una realtà che è riuscita a vincere le forze del mare e del tempo, tuttora parte integrante del paesaggio delle coste del basso Adriatico. Per salvaguardare questo prezioso patrimonio, i comuni di Rocca San Giovanni, Fossacesia, San Vito Chietino, Torino di Sangro e Treglio hanno costituito un’associazione denominata Centro di Documentazione Ambientale, per realizzare un importante progetto chiamato proprio “Costa dei Trabocchi”. Scopo dell’associazione è valorizzare il patrimonio ambientale e naturalistico, attraverso la conservazione e la raccolta di materiale proveniente dalla zona; come sede è stato scelto l’antico borgo di Vallevò, che si trova esattamente al centro dei cinque comuni promotori dell’iniziativa.
I comuni della “Costa”
Provenendo da nord, lungo la costa della provincia chietina, si incontra Francavilla al Mare, nota località balneare fin dal 1873, il cui territorio comunale si estende lungo una fascia di spiaggia sabbiosa per poi assumere andamento collinare nella parte più alta dove risaltano serre e insediamenti agricoli. Affacciata sul mare, e situata tra le foci del fiume Foro e dell’Alento, Francavilla permette di raggiungere facilmente le città di Pescara e Chieti, mentre grazie alla superstrada della valle dell’Alento, dà accesso ad alcuni dei più bei luoghi del Parco della Majella. Il nome di questo paese ha discendenze medievali e deve le sue origini al fatto che il villaggio ottenne l’esenzione dalle tasse per ben dodici anni.
Dopo Francavilla si raggiunge Ortona che si erge su un promontorio verde di fronte al mare. La cittadina è famosa per il porto, uno dei più attrezzati per il traffico commerciale, ma anche per le rinomate stazioni balneari, la cattedrale di San Tommaso e il Palazzo Farnese.
Spostandosi ancora verso sud, la costa assume nuove forme, facendosi più movimentata e dando spazio a spiagge e calette dove l’acqua limpida lascia scorgere i fondali di sabbia e ciottoli: ne è un esempio la famosa caletta chiamata “Acquabella”.
Su un colle roccioso a picco sul mare, è situato San Vito Chietino, “il paese delle ginestre”, da cui si può apprezzare un ampio panorama che parte dalla Majella e va a perdersi sino alle lontane Isole Tremiti. Allontanandosi per circa 2 km dal centro abitato e portandosi sul mare, si incontra Marina di San Vito, una incantevole località balneare. Ed è proprio in questo punto della costa, che i trabocchi fanno la loro comparsa: ai piedi del promontorio di Capo Turchino ancora oggi è possibile vedere l’omonimo trabocco che ispirò a D’Annuzio i versi nel già citato “Trionfo della Morte”.

Poco a sud di San Vito Chietino, nell’entroterra, in un territorio formato da basse colline, sorge il piccolo borgo di Rocca San Giovanni, cui fa da contrappunto, sulla costa, Marina di Rocca San Giovanni, conosciuta in particolare per due belle spiagge, di cui quella situata in località la “Foce” è la più grande; in prevalenza di tipo ghiaioso, lunga oltre 600 m, tra l’antico borgo di Vallevò e Punta Torre, dove è possibile incontrare l’omonimo trabocco. La seconda spiaggia, chiamata “Cavalluccio”, di tipo sabbioso, lunga circa 30 m e larga 4, è attrezzata per i turisti con uno stabilimento balneare e riveste un interesse particolare, dal momento che proprio in questo tratto del litorale è possibile vedere l’unico trabocco tuttora in uso, oltre al grande faraglione battezzato lo “scoglione”.
Nel suo complesso però tutta la costiera di Rocca San Giovanni conserva numerosi trabocchi come quelli di Punta Punciosa, di Punta Cavalluccio, di Punta Torre, di Spezzacatene, di Punta Isolata, dello Scoglio del Gabbiano, di Punta Tufano.
Proseguendo ancora, in direzione del Molise, si incontra, a nord della foce del Sangro, Fossacesia Marina, a circa 3 km dal golfo Veneris; le sue spiagge di sabbia e di ciottoli sono accompagnate e protette dalla macchia mediterranea che caratterizza il paesaggio anche più a sud, ove si trasforma nel più grande e suggestivo bosco litoraneo, la lecceta di Torino di Sangro.
Questo centro abitato però non si affaccia sul mare e anche in questo caso, lungo il litorale, a est della foce del Sangro, gli corrisponde la stazione balneare di Torino di Sangro Marina che vanta una bella chiesa parrocchiale cinquecentesca dedicata a S. Salvatore. Il bosco, ove insieme al leccio dominano l’olmo, il cerro e la roverella, prosegue lungo la costa fino a incontrare le sabbiose e ampie spiagge di Casalbordino, piccolo centro a 201 m di altitudine, da cui si prosegue fino a Vasto e alla sua ampia spiaggia sabbiosa. La cittadina è ricca di storia, come dimostrano le torri, le chiese e i palazzi. Dal punto di vista naturalistico vanno ricordati il promontorio di Punta Aderci e l’omonima Riserva naturale, luogo ideale per gli amanti del birdwatching.
La costa dei Trabocchi termina con il comune di San Salvo, la cui ampia spiaggia, ancora pressoché incontaminata, segna il punto di incontro tra l’Abruzzo e il Molise. L’antico borgo vanta la presenza di un’area protetta costiera, nei pressi della foce del torrente Buonanotte, nella quale viene tutelato il prezioso biotopo dunale, conservandone la flora e la fauna originari.



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