Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Rift Valley in Etiopia: i colori dell'Africa sono impressi anche tra le numerose tribù dell'Omo River!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 26 settembre 2010 • Categoria: Etiopia


Anche quello che vi sto per proporre è un viaggio al di là del tempo e dello spazio ...


Nella terra a cavallo tra Etiopia, Sudan e Kenya ... tanti itinerari da scoprire ... dalle capanne guraghe e wolayta, alle montagne a nord di Jimka, fino a raggiungere i villaggi Mursi lungo il fiume Omo ed ... i popoli del Delta

Terra di paesaggi insoliti e stupefacenti: questa è l'Etiopia, con tutte le sue variegate diversità ambientali, tra Rift ValleyOmo River!

L'altopiano etiope raggiunge le massime altezze con il massiccio delle Simien (4600 m Ras Dajen), ad est degrada drasticamente ai bordi raggiungendo la depressione del deserto dancalo, punto di convergenza di tre Rift: si tratta di uno dei luoghi geologicamente più attivi della terra !

dal blog di Andrea Semplici leggo: 

" L'Etiopia è un paese di pietra. In ogni senso:la civiltà dei suoi altopiani è cristiana, severa, conservatrice. Le chiese scolpite nelle sue montagne ne sono la testimonianza perfetta.

L'Etiopia è terra di una grandiosa antichità (i regni di Axum) e di un medioevo stupefacente (le basiliche rupestri di Lalibela, i monasteri del lago Tana, i castelli di Gondar) ...

Geografia (un altopiano quasi inaccessibile)  e geopolitica (un'isola cristiana accerchiata dal mondo musulmano), per secoli e secoli, hanno decretato il suo isolamento ... "

ed ancora Andrea Semplici ci trasmette molto bene la visione della Valle dell'Omo...

"A Omorate, ultimo grande villaggio ai confini con il Kenya, una pista sembra essere ruspata con un righello: è una linea retta perfetta che finisce solo sulle sponde, prive di argini, dell'Omo.

Paesaggio africano: i campi di sorgo sono protretti da bambini-spaventa passeri che, armati di fionde e frombole, scacciano i corvi. Nella stagione secca, uomini con kalashnikov a tracolla, spingono mandrie di vacche lungo piste di terra rossa fino alle sponde del fiume.

Cortei di donne vanno e vengono dalle acque dell'Omo con grandi otri-zucca, in equilibrio sulla testa.I bambini giocano sulle scarpate del fiume che le piene, nei mesi delle piogge, faranno franare fino a sradicare alberi immensi che, poi, la corrente trascinerà fino al lago Turkana ..." 

" Scene di un Africa senza esotismi, vita quitidiana sulle sponde dell'Omo. Seduti sulle pietre altri uomini guardano il fiume: loro sono eleganti, quasi orgogliosi. Hanno i capelli rasati e una cercina in argilla è stata modellata sulla pelle calva. E' decorata da tre piume di struzzo: è un gioco di simboli, provano a spiegare gli antropologi, questi sono i segni che ricordano un atto eroico compiuto, la testimonianza della propria forza, resistenza, velocità. Segni di orgoglio e di status sociale nella valle dell'Omo...! " 

Ed è proprio nella Valle dell'Omo che assistiamo ad un'espressione di arte veramente unica! Cogliamone i colori attraverso queste bellissime foto di Hans Silvester ...



La maggior parte dei componenti le tribù della Valle del'Omo sono allevatori nomadi: Suri, Oromo e Guraghe, Dizi Surma e Me'hem.

I Mursi si affrontano nei Donga, una via di mezzo tra un'arte marziale ed una danza, durante la quale i maschi, con i corpi ornati di pitture, duellano muniti di bastoni, lunghi fino a due metri ...

Il contributo del fotografo Hans Silvester ci fa immergere nei colori di questa creatività ... gli anziani, gli uomini, le donne ed i bambini sono dei geni in un'arte ancestrale.

I membri di queste tribù del fiume Omo hanno il genio della pittura ed i loro lunghi corpi di due metri di altezza sono un’immensa tela. La forza della loro arte è concentrata in tre parole: le dita, la velocità, la libertà.

Disegnano con le mani aperte, o con le punte delle unghie, a volte anche con un pezzo di legno, una canna o uno stelo schiacciato. Con gesti vivaci, rapidi, spontanei, in un movimento essenziale ...

Il loro desiderio è decorarsi,  sedurre,  essere belli ... ed è un gioco, un piacere permanente. Basta loro intingere le dita nell’argilla, e, in due minuti, su petto, seni, pube, gambe, nasce una bellissima opera d'arte!


 E l'Africa è anche questo!  Ringrazio EcologicalMind su Facebook da cui ho tratto l'idea per questo post! ;-)


Links: Andrea Semplici: la Valle dell'Omo; Missioni AfricaneAndrea Semplici: l'Altopiano della storia; Viaggi in Avventura

Foto: Andrea SempliciHans Silvester

Per itinerari in Etiopia: viaggi in avventuraamici in vacanza

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  1. Interessante, Fran.
    Conoscevo le foto di Sylvester, che seguo dall'epoca dei cavalli della Camargue,
    e ora è alla Marlborough gallery, come Viswanadhan.
  2. what a creativity!!!
  3. Sono stata nella Valle dell'Omo questa estate e ho notato l'innaturale comportamento dei membri delle varie tribù, soprattutto dei Mursi e dei Surma. Ti accolgono già perfettamente dipinti e in posa! Corrono davanti a te e poi ecco due ragazzini abbracciati che guardano lontano, con foglie e fiori in bocca in testa, praticamente dappertutto. Ecco una ragazzina che languida e immobile si presenta su un ramo. Sono già fotografie! Che si comprano è chiaro. Ma non è il baratto: soldi in campio di un'immagine che mi ha sconfortata, piuttosto quel comportamento che certo non il loro. Non credo che in assenza di turisti se ne vadano in giro con mazzi di sorgo in testa o pannocchie. Che fra le loro abitudini ci sia quella di adornarsi di fiori che impacciano i movimenti là in quella natura così rigogliosa. Credo che il magnifico fotografo Silvester abbia una qualche responsabilità nell'aver indotto comportamenti che sono visibilmente innaturali, ho viaggiato a lungo e mai ho incontrato delle popolazioni così pronte allo scatto fotografico.
  4. Ciao Patrizia, grazie per il tuo intervento. Capisco molto bene le sensazioni che hai provato ... a me è capitato con i Masai in Tanzania e mi ha fatto una gran brutta impressione venire a contatto con la non naturalezza. Laddove c'è miseria e povertà c'è anche questo. Ma sono convinta che la dignità e la naturalezza esistano comunque in qualunque parte dell'Africa. Toccherebbe solo addentrarsi in luoghi non troppo battuti dal turismo di massa ...
    Un caro saluto

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