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Il Met di New York rende omaggio al Rinascimento italiano

Scritto da Apcom • Giovedì, 22 dicembre 2011 • Categoria: Stati Uniti


In mostra la ritrattistica del Quattrocento

Apre al Metropolitan di New York "The renaissance portrait from Donatello to Bellini", una mostra con 160 opere del rinascimento italiano, volta a celebrare la riscoperta nell'Umanesimo della centralità dell'uomo e, con essa, della ritrattistica.

Con il rinascimento italiano infatti per la prima volta il ritratto non è più un'arte appannaggio esclusivo della nobiltà e si svincola dall'uso funerario. "Il XV secolo in Italia è il primo grande secolo della ritrattistica", ha detto al New York Times Keith Christiansen, presidente della divisione dedicata ai dipinti europei del Met.

Molti dei dipinti e delle sculture in mostra, che portano la firma, tra gli altri, di Donatello, Filippo Lippi, Botticelli, Mantegna, il Ghirlandaio, Bellini, furono realizzati per essere ricordati dalle generazioni future, per commemorare guerrieri o anche solo come ricordo di un momento significativo nella vita di una persona. "A partire dal XVI secolo tutto era possibile e il ritratto ha cominciato a diffondersi" oltre le corti italiane.


La mostra aveva aperto in ottobre al Bode Museum di Berlino con cui è realizzata in collaborazione (ma a Berlino c'era anche la celeberrima "Dama con l'ermellino" di Leonardo, che non è in mostra a New York). La mostra invece non passerà in Italia.

Tra le opere, in prestito da oltre 40 musei, spicca il dipinto di Pietro di Spagna che raffigura Federico Da Montefeltro che legge assieme al figlio Guidobaldo. Datato 1476-77 è il primo ritratto a figura intera del Rinascimento.

In ognuna delle sale in cui si snoda la mostra, aperta fino al 18 marzo, protagonista è una scultura che, per volontà di Christiansen e del curatore Stefan Weppelmann, si trova al centro della stanza per permettere al visitatore di analizzarla da vicino, apprezzando dettagli "che sono rimasti nascosti per decenni". "Il busto di Beatrice d'Este di Gian Cristoforo Romano è caratterizzato, nella parte posteriore, da una lunga treccia tenuta assieme da un fermaglio intricato. Si penserebbe che solo un pittore avrebbe potuto realizzare qualcosa di cosi preciso e dettagliato", ha aggiunto Christiansen.

 

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