Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Piccolo caro Masai ... Piccoli bambini del mondo ... l'unico linguaggio universale è il cuore!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 22 ottobre 2009 • Commenti 1 • Categoria: Tanzania
“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”
Antoine de Saint-Exupéry - Il Piccolo Principe
In ogni angolo del mondo c'è un bambino che ti guarda con degli occhi pieni di curiosità, sorridendoti ! Tu sei pronto  a tendergli una mano, magari riuscendo  a strappargli un affettuoso abbraccio.
E' che purtroppo molti dei  nostri bimbi, per colpa della cattiveria umana e del nostro egoismo di adulti, soffrono la fame, la violenza e lo sconforto, ritrovandosi d'improvviso e senza volerlo già grandi!

Questa volta non vi parlerò di una delle tante destinazioni del nostro pianeta ma cercherò di trasmettervi, attraverso questa mia lettera rivolta ad un bambino Masai,  quello che ho provato vivendo nella sua realtà  per un breve periodo in Tanzania. E' ciò che avrei voluto dirgli, a lui o a qualsiasi bambino del mondo  ...



Ognuno di loro parla una lingua ma è facile comprendersi se si parla con il cuore, l'unico vero linguaggio universale, in questo lungo viaggio che è la vita!


"Jambo, Muzungu!": mi accogli così, con quel sorriso che fa intravedere i tuoi denti bianchissimi (eppure tutto questo latte, ahimè non lo bevi!) ed una finestrella perché ti è caduto un dente, le manine ed i piedini sporchi per l'andare scalzo e seguire la mamma all'unico pozzo di acqua nel raggio di dieci chilometri, dove potrà fare provvista di acqua per la giornata...oppure per poter giocare più liberamente, tanto le scarpe non le hai...
"Si,si, piccolo, ora me le levo anche io le scarpe, così giochiamo a pallone con la lattina della coca-cola che ti ha regalato un muzungu: sai? Quando mi va di esserlo, sono un "maschiaccio". Ti posso abbracciare piccolino e dirti nella mia lingua (per te incomprensibile) che ti vorrei dare tutta me stessa e vorrei poterti essere amica...?
Ma per il momento sono solo una muzungu anzi, a tale proposito, ho qui delle caramelle per te, dei pennarelli ed un quaderno così potrai andare dai tuoi amichetti e griderai dalla gioia... ed i tuoi amichetti mi raggiungeranno perché vorranno la stessa cosa... calma, calma che anche per voi ci sono dei regalini! Tesorino, devo andare, non sto da sola, sto con i miei amici bianchi ed il mio viaggio continua"...
Sul tuo viso un sorriso malinconico perchè sto partendo ... e sui tuoi capelli un pugno di mosche che cercano di trovare un pò di ombra e refrigerio, tra i tuoi piccoli riccioli crespi, bruciati e seccati dal sole... con questo caldo!


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Nel cuore di Zanzibar ... l'affascinante Stone Town!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 4 ottobre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Zanzibar


Zanzibar è meta di tanti turisti che decidono di passare qualche giorno in quest'isola dove la  bianca  e sottile sabbia si perde nel mare ed il tempo è intervallato dalle alte e basse maree.

Questa è la cornice ma è un peccato rimanere "spaparanzati" su una sdraio di uno dei suoi tanti villaggi turistici a godersi il meritato relax di una vacanza!

Zanzibar è percorribile, nella sua lunghezza, in circa tre ore: le distanze sarebbero di gran lunga minori se le strade non fossero malandate e piene di buche. Di questa trascuratezza e abbandono soffre anche la zona dove risiede il quartiere di Stone Town, dichiarato, dall’UNESCO, Patrimonio dell'Umanità. Eppure ... è proprio nell'antica città che il suo cuore palpita più forte!


Passeggiando per i vicoli convivono indisturbati i differenti stili architettonici creati, nel corso dei secoli, dalle diverse culture approdate sull'isola. Ovunque risalta all'occhio il contrasto  tra l'influenza araba (la maggioranza della sua popolazione è musulmana) ed il fatto che ci troviamo, seppure al largo delle sue coste, in Africa Nera. La lingua parlata è lo swahili,  una delle lingue più dolci e musicali dell'intero pianeta! 


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Raggiungere la vetta del Kilimanjaro ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 26 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Tanzania



L'aria che si respira in Tanzania è unica,  come unici sono i suoi differenti e particolari paesaggi. I colori di un "giorno qualunque" si susseguono nitidi, limpidi  tra l'alba ed il tramonto: il tempo da dedicare alla permanenza in questa parte di Africa non è mai abbastanza!

Andare in Tanzania senza avere la possibilità di raggiungere la vetta del Kilimanjaro (nella parte orientale del paese) è un vero peccato ... purtroppo il nostro gruppo ha dovuto rinunciare a questa opportunità: 3 settimane, a mio modesto parere, non sono sufficienti per visitare tutto e bene. O meglio ... noi siamo arrivati fino al primo rifugio, ad un'altezza di 2.700, ma se tornassi indietro non inizierei un percorso senza arrivare fino in fondo, a noi è mancato il tempo: per questa escursione occorrono almeno 7 giorni (5
per salire e 2 per ridiscendere), ma sono 7 giorni spesi bene, datemi retta ...  ne vale proprio la pena!


Il Kilimanjaro, uno stratovulcano inattivo, è la montagna più alta in Africa  con i suoi 5.895 metri ed uno dei vulcani più alti al mondo.

Dei suoi tre coni vulcanici
il Mawenzi è alto 5.149 metri, Shira è  il più antico (3.962 m) ed il Kibo mostra ancora dei segnali di attività (fumarole). Tra il Kibo e il Mawenzi si incontra la "sella", una piattaforma di circa 3600 ettari  che costituisce la maggiore area di tundra di altura in Africa.

L'ultima sua eruzione, risalirebbe, secondo leggende locali, a 170 anni fa.
Si teme che il vulcano possa presto esplodere  in quanto, alcuni scienziati nel 2003, hanno rilevato una certa quantità di lava 400 metri  sotto il cratere.
 

La sommità del vulcano è ricoperta da un ghiacciaio perenne. Le foto qui sopra mostrano come la previsione sulla sparizione del ghiacciaio si stia avverando: il Kilimanjaro è una delle vittime del riscaldamento globale. Tale previsione fu fatta dai ricercatori della Ohio State University (OSU) e Thompson nel 2002, docente di scienze geologiche dell’OSU,  stimò che la sparizione della copertura di ghiaccio avrebbe dovuto verificarsi tra il 2015 e il 2020. Tra il 1962 e il 2000 la perdita di spessore sulla cima è stata di almeno 17 metri (in media, circa mezzo metro ogni anno).



Per salire fino in cima il periodo migliore è tra agosto e novembre. Il Kilimanjaro, a differenza della maggior parte delle alte montagne, è accessibile a tutti gli escursionisti in normali condizioni di salute, purchè adeguatamente equipaggiati e accompagnati da guide professioniste.

Giusto
una curiosità: la persona più anziana a raggiungere la vetta aveva 74 anni, mentre il più giovane  è stato un ragazzino di 11 anni!


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Riti e Tradizioni Masai nelle "manyatta" in Tanzania

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 16 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Tanzania


Ed eccomi ad approfondire su alcune tradizioni del  popolo
Masai abitante nelle praterie del Kenia e della Tanzania...


Tra questi pastori nomadi la poligamia non ha limiti: gli uomini possono avere quante mogli desiderano, ma è necessario  disporre di bovini a sufficienza per acquistarle dalle famiglie di origine.
E' una società patriarcale: i maschi di questa tribù sono organizzati in rigide classi di età: ragazzi, guerrieri ed anziani.


Alle ragazze tra i nove e tredici anni è permesso avere rapporti sessuali prima di sposarsi anche se i loro padri negoziano il matrimonio ancora prima che nascano. Per tradizione esse possono avere fino a tre amanti contemporaneamente.

La stessa libertà viene concessa ai "
morani", i giovani guerrieri: sia i ragazzi che le ragazze sono sottoposti a mutilazioni sessuali iniziatiche.


Le giovani donne del villaggio sono inizialmente iniziate alla prima mestruazione e lasciano i loro guerriglieri per sposare uomini che hanno di solito il doppio della loro età. Gli uomini, invece, si sposano dopo i trent'anni, perché devono accumulare la ricchezza per contrarre il matrimonio.

Quando una ragazza Masai lascia la sua casa di origine per quella dello sposo, è benedetta dal padre, il quale sputa un sorso di latte sotto il suo collare e l'avverte di non voltarsi indietro, altrimenti diventerà pietra. All'entrata della proprietà del marito, la giovane donna viene ricevuta dalle sue nuove parenti, che la accoglieranno tirandole dello sterco di vacca e insultandola, in genere per la statura, che è un punto di orgoglio per i Masai. Il rituale mira a mettere alla prova le giovani spose di fronte alle avversità della vita.


Le capanne a forma di igloo, sono fatte con rami e foglie, ricoperte con lo sterco del bestiame. Dalle vacche i pastori ricavano il nutrimento di ogni giorno: latte e sangue.


Per diventare un morani non basta la circoncisione, ma vi è un periodo precedente i cui giovani vengono presi dagli anziani e portati fuori dal  villaggio (manyatta)...


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Li chiamano patate sbucciate: sono gli albini muzungu uccisi in Tanzania

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 3 luglio 2009 • Commenti 5 • Categoria: Tanzania

Non è una notizia recente, ma forse non tutti sanno che in alcuni paesi africani tra cui il  Burundi, Camerun e Tanzania,  si è scatenata una vera e propria caccia agli albini: non è la mancanza di melanina che li rende diversi da tutti noi, purtroppo sono i raggi del sole i loro peggiori nemici o forse non più solo questi ... li chiamano anche "patate sbucciate", "scimmie", "fantasmi" e "demoni" in maniera dispregiativa ma non solo ... Con il  termine Muzungu in Kiswahili (parlato nell’Africa Orientale), vengono chiamati gli stranieri, in particolare i bianchi. Solo qualche mese fa, ho scoperto che lo stesso appellativo, in modo offensivo, è riferito agli africani affetti da Albinismo. Di conseguenza, mi sono sentita di dedicare questa parentesi agli albini che nascono e vivono in Tanzania,  perchè purtroppo il paese che io tanto amo non è solo  magnifici paesaggi ...

Questa particolare alterazione genetica, non colpisce solo i bianchi ma anche i neri. Solo che,  fra i neri l'essere chiari di capelli, chiari di pelle, con occhi color perla, è una condizione che risalta molto di più.
35 albini sono stati uccisi in Tanzania nel 2008. Vengono prelevati
campioni dei loro corpi: braccia, gambe, capelli, orecchie, oltre al sangue. La ragione, perversa, è il reperto raro: si ritiene possa avere proprietà inusuali. E' la medicina sciamanica quella che alimenta questo drammatico traffico: il truce mercato ha tariffe di 1000$ al "pezzo". Sono clienti particolarmente assidui di questo commercio i ricercatori di oro e pietre preziose che lavorano nelle zone intorno al Lago Vittoria: i delitti avvengono soprattutto in questa povera e turbolenta regione.


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Tanzania: dall'alto del Cratere di Ngorongoro

Scritto da Francesca Romana Alegi • Sabato, 27 giugno 2009 • Commenti 5 • Categoria: Tanzania



Prima di mettere piede in Tanzania ho sempre immaginato che quest'angolo di Africa Nera fosse  un'immensa distesa di savana con colori che passavano dall'ocra al marrone scuro, probabilmente memore dei documentari riguardanti  la caccia  e la cattura della gazzella da parte del leone nel Serengeti National Park, dove proprio questi sono i colori che prevalgono e che fanno da sfondo alla crudele legge del più forte!
Tutto ciò che io ed i miei  compagni di viaggio avevamo visitato  prima di raggiungere il  Cratere di Ngorongoro  quasi perdeva di significato di fronte alla vista del cratere dall'alto: non mi sarei mai aspettata di vedere tante sfumature di verde tutte insieme, sembrava di stare sul ciglio di un'enorme vasca naturale!




 




Semmai doveste capitare per caso da queste parti vi consiglio vivamente di dormire in uno dei "lodge" situati sulla cima del cratere! Il pernottamento è un pò "salato", ma è ampiamente ripagato dai differenti panorami visibili all'alba e al tramonto! E poi sinceramente ci vuole un piccolo break per chi, come noi, si è portato le tende a seguito ed ha provato  anche l'ebbrezza di dormire una notte tra i rumori ed i richiami della savana, in un camping privo di vere e proprie recinzioni, unica sicurezza i rangers armati ... ed utilizzando i "cespugli" come toilette!

Il Cratere di Ngorongoro è un pozzo di ricchezze naturali.  Offre  anche un’inimitabile patrimonio archeologico di cui testimoni sono le Gole dell’Olduvai conosciute come “culla dell’umanità”. Qui vennero rinvenuti resti di uomini primitivi risalenti a circa 175 milioni di anni fa e svariati fossili di animali dell’età della pietra.


E comunque ... la concentrazione di fauna nel cratere è impressionante: oltre 25000 animali di grossa taglia!

Si stava aprendo a noi  l'entusiasmante parentesi del game-drive con la possibilità di avvistare dalle nostre jeeps e a distanza ravvicinata differenti specie di animali. Ed ecco che inizia la sfida tra le macchine fotografiche, dotate di tutti i tipi di zoom! 
Chi farà la foto più bella? Riusciremo a scovare i leoni, i leopardi che sonnecchiano sugli alberi o i rinoceronti bianchi purtroppo in via di estinzione?


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L'Arcipelago e l'isola di Zanzibar (Unguja)

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 12 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Zanzibar

Eccomi qui a Zanzibar (chiamata anche Unguja)! Dalla camera del mio modesto alberghetto scorgo il mare. Le isole, piccole, medie o grandi, sono sempre state una calamita per me ...forse perchè i miei genitori mi hanno concepita in ... Jamaica?


Zanzibar (Unguja) è la più grande delle 50 piccole isole dell'arcipelago omonimo, situata nell'Oceano Indiano, 25-50 km dalla costa della Tanzania ed è uno dei primi centri di scambio commerciale dell’intera costa. 

Gli Indiani ed Africani giunsero in questa area al fine di beneficiare della sua crescente prosperità economica e, purtroppo, migliaia di Africani furono fatti schiavi. Questi gruppi vennero a unirsi e ad ampliare la già esistente diversità culturale e sociale delle isole dell'Arcipelago. 2000 anni di Storia e la convivenza di tre diverse fedi religiose: islamica, cristiana ed induista. Nonostante le sue modeste dimensioni, ha avuto un’importanza notevole nella storia di tutta la costa dell'Africa dell'Est.

Zang i bar, di probabile derivazione persiana, significa  Terra dei Neri!

L'arcipelago appartiene, assieme all'isola di Mafia, alle cosiddette spice islands (isole delle spezie).
In passato, e fino a tempi recenti, l'arcipelago fu autonomo; nel 1964 venne poi unito al Tanganika per formare la "Tanzania" (il cui nome nasce per l'appunto dalla fusione di "Tanganika" e "Zanzibar"), pur mantenendo un notevole livello di autonomia rispetto all'entroterra.



Nell'arcipelago si trovano aree naturali ancora in gran parte incontaminate, alcune delle quali forniscono l'habitat a specie endemiche, come la scimmia Pilioc
olobus Kirkii (facilmente avvistabile nella foresta di Jozani) e il rarissimo leopardo di Zanzibar. Le principali attività economiche di Zanzibar riguardano la produzione e lavorazione di spezie (soprattutto noce moscata, cannella e pepe), la rafia, il turismo.


Sapevate che  fu il punto di partenza di Livingstone per il suo viaggio alla ricerca della fonte del fiume Nilo?



Ed eccola l'Isola di Zanzibar
: un breve accenno alla "Lingua di Sabbia", al fenomeno dell'alta e bassa marea  ed alla  produzione di alghe!



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Tanzania: La terra di un popolo chiamato Masai

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 5 giugno 2009 • Commenti 0 • Categoria: Tanzania

Avete mai sentito parlare del Mal D'Africa?
Beh la Tanzania potrebbe essere il luogo giusto per "ammalarsi"!

E' la terra del cratere di Ngorongoro, del Kilimanjaro, del lago Vittoria, dei baobab, dei parchi nazionali del Serengeti, Tarangire, Arusha e delle bianche spiagge di Zanzibar, isola situata nell'arcipelago omonimo.  Giusto per menzionare  alcune delle sue famose località! Chi ama la natura qui potrà trovare pane per i suoi denti!


C'è un popolo che vive nelle praterie del Kenia e della Tanzania, allontanato dalle sue terre e confinato in zone povere, in piccoli spazi... sono i Masai, valorosi  guerrieri, 350.000 pastori nomadi. La loro vita è condizionata dalla presenza di acqua e pascoli per gli animali. Il suolo è sacro: non può essere profanato né per coltivare né per scavare pozzi; i loro defunti li abbandonano in pasto agli animali della savana! La terra appartiene esclusivamente al dio Enkai, per esigenze pratiche può essere divisa, ma nessun individuo può diventarne padrone.



Nel corso del XIX secolo i guerrieri Masai conquistarono i migliori pascoli della regione, sottomettendo le altre tribù.
Ma nel 1890 la loro egemonia cominciò a "vacillare", si diffuse la peste bovina che decimò il bestiame provocando una carestia: ne seguì una terribile epidemia di vaiolo che uccise migliaia di persone. A tutto questo si aggiunse l'espropriazione delle terre da parte degli europei...Questo ieri, ma ... oggi?




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