Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Roirama, il Monte e lo Stato più settentrionale del Brasile ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 4 dicembre 2012 • Commenti 0 • Categoria: Brasile

Il Monte Roraima, costituisce la vetta più alta del Brasile, con i suoi 2.727 metri e fa parte del Parco Nazionale del Monte Roraima. Il suo nome  originario è Roroima che scaturisce dall'unione di due parole in lingua Pemon: roroi (blu-verde) e ma (largo).


Si trova stagliato nelle nebbia al confine tra Brasile, Guyana e Venezuela ed è veramente spettacolare!  Secondo gli esperti è la formazione geologica più antica del pianeta. La sua sommità è caratterizzata da un insieme roccioso detto Carro Maverick. La sua conformazione a cima piatta (tepui) si sarebbe formata nel corso dei millenni a causa dell'erosione del vento e delle piogge.

La natura che lo circonda è unica nel suo genere e parte della flora e la fauna presente in questa parte di mondo è introvabile in qualsiasi altro angolo del pianeta, tanto che il Monte Roraima viene considerato un vero e proprio mondo perduto ed ha fornito l'ispirazione ad Arthur Conan-Doyle per il suo celebre The Lost World.

E' qui che avrebbero potuto sopravvivere i dinosauri ...

Il Roraima è anche lo Stato più settentrionale del Brasile e qui di seguito vi do alcune interessanti  informazioni prese dal sito web di Yuri Leveratto:

"Lo Stato di Roirama si estende su di un’area di 224.000 chilometri quadrati (più di 2/3 dell’Italia), ed è popolato da poco più di 400.000 persone.

In pratica è quasi disabitato (meno di 2 abitanti per kmq), a parte la capitale Boa Vista, dove si ammassa peraltro il 75% della popolazione totale.
Ricchissimo d’oro e di molti altri minerali (uranio, torio, cobalto molibdeno, diamanti, titanio e niobio).

Le sue foreste sono considerate tra le più bio-diverse del mondo, ed è inoltre una delle zone del pianeta dove si trova in abbondanza (miliardi di tonnellate), la sostanza più preziosa in assoluto per l’uomo: l’acqua.

Fin dal tempo dei conquistadores spagnoli il Roraima ha attratto decine di avventurieri che avevano intenzione di appropriarsi delle enormi ricchezze aurifere, ma le difficoltà orografiche, ambientali e logistiche per conquistare e sfruttare questa porzione di Amazzonia, sono state tanto grandi che quasi tutte le spedizioni organizzate sono fallite.


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Bolivia: bella e sconosciuta ... la quinta essenza del Sud America!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 22 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Bolivia

Bolivia, bella e sconosciuta, dove padroneggiano indisturbate e sornione le maestose ed imponenti Ande ...

Una terra dai grandi contrasti, quasi quattro volte l'Italia, situata nel cuore del Sud America, al centro di continenti, tra altissime montagne ed immensi bacini pluviali. 

Non ha sbocchi al mare eppure racchiude attrazioni storiche, etniche, ecologiche, ambientali, culturali e ... paesaggistiche di esplosiva bellezza!

La Bolivia é definita la quinta essenza del Sud America eppure sembrerebbe relegata in angoli un tantino appartati del nostro pianeta, non molto battuta dal turismo di massa nè tanto meno reclamizzata ...

laguna colorada

Archeologicamente e storicamente la Bolivia vanta  tanti monumenti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.  Tra la variopinta metropoli La Paz (sede del Governo), a poco meno di 4.000 metri di altitudine ed il Lago Titicaca (il Lago Sacro degli Inca), Tiwanaku (culla del Mondo Andino) custodisce piramidi, monoliti e templi risalenti alla cultura andina preispanica. Poco distante da La Paz, la Cordillera Real offre percorsi entusiasmanti sotto le cime del Macizo Illimani e del Illampu, oltre i 6.000 metri di altitudine.

Il 70% del territorio appartiene alla Conca Amazzonica: il verde dei suoi lussureggianti paesaggi  scompare nel bianco accecante del grande Deserto di Sale di Uyuni,  ad ovest di Potosì: 10.852 chilometri quadrati, a 3.653 metri sul livello del mare, un bacino che contiene una riserva di nove milioni di tonnellate di litio ed altri minerali.

tramonto sul Salar de Uyuni


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Una piscina chilena da Guinness dei Primati!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 20 settembre 2011 • Commenti 0 • Categoria: Chile

Non è certamente una notizia dell'ultima ora ma, sono certa, che non tutti sanno che ... questa mega piscina è entrata nella lista del Guinness dei Primati, superando la Orthlieb Pool di Casablanca.

Situata  a 90 chilometri da Santiago, nell'esclusivo complesso alberghiero San Alfonso del Mar di Algarrobo in Chile!


Lunga 1.013 metri,  occupa una superficie di 77.000 metri quadrati ed in alcuni punti è profonda fino a 35 metri, tanto per rendere l’’idea … è estesa quanto 6.000 piscine standard  messe insieme!

I numeri parlano chiaro e … per riempirla è stato costruito un dispositivo sofisticatissimo che utilizza 250.000 metri cubi di acqua oceanica!


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Caño Cristales in Colombia: il fiume arcobaleno più bello del mondo!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 17 agosto 2011 • Commenti 0 • Categoria: Colombia


C'è un periodo dell'anno (tra la stagione delle piogge e quella della siccità) in cui un fiume si trasforma nel più bello del mondo!

E' il Caño Cristales che scorre nella riserva naturale Sierra de la Macarena, tra le Ande e l'Amazzonia, nel dipartimento di Meta, nella Colombia settentrionale.


E' soprannominato il fiume arcobaleno o il fiume dai cinque colori perchè, nelle poche settimane che si susseguono, da settembre a novembre, il fiume colombiano si trasforma in un tripudio di colori!

Lo spettacolo che si presenta davanti agli occhi del visitatore è unico e meraviglioso!



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Scorci su Macchu Picchu dalla Puerta del Sol, Intipunku: L'Inca Trail in Perù dal km 104!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Lunedì, 23 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Perù

Eccoci sulla soglia della Puerta del Sol o Intipunku penultimo sito del sentiero ... da questo punto lo scorcio su Macchu Picchu è davvero indescrivibile, soprattutto se si raggiunge all'alba o al tramonto!

Da qui ci si impiega un'ora di cammino per raggiungere il sito inca più famoso e spettacolare di tutto il Sud America!

Ma facciamo un rewind, un  passo indietro ... :-D

Cuzco (a 3.326 m di altezza), la capitale archeologica delle Americhe, la città in assoluto più cosmopolita ed attraente del Perù. Nei sui dintorni  si parte per esplorare e visitare alcune zone estremamente belle:

  • escursione a Las 4 Ruinas,  ad 8 km da Cuzco, rovine di suggestivo interesse: Sacsayhuamàn, Qenko, Puca Pucara e Tambo Machay. La visita può essere fatta a piedi o a cavallo;
  • escursione Valle Sagrado a 15 km a nord di Cuzco: le rovine più interessanti sono quelle di Pisac e di Ollantaytambo. Caratteristico è anche il villaggio di Chinchero  dove, oltre alle rovine inca ed la chiesa coloniale di campagna, è anche possibile visitare il mercato molto pittoresco e particolare;
  • rafting sul fiume Urubamba. Noi non siamo riusciti ad organizzarlo, :-( , per mancanza di tempo;
  • Macchu Picchu: da Cuzco via Inca Trail, con varie opzioni di percorsi trekking potrete raggiungere il suggestivo sito archeologico, scoperto nel 1911, dallo storico americano Hiram Bingham.
L'escursione che abbiamo scelto noi è da effettuarsi almeno in 2 giorni  e prevede: 1°giorno facile trekking con pernottamento ad Aguas Calientes, 2°giorno visita alle splendide rovine.  

Ed eccoci pronti, io ed il mio gruppo, a raggiungere Macchu Picchu ma ricordo che, per chi volesse rinunciare a 4/5 ore di cammino, c'è la possibilità di pernottare ad Aguas Calienties, a prescindere dal trekking!

Quindi il nostro percorso inizia dal km 104, il Camino Sagrado ... e vi spiego brevemente i vantaggi ...


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Perito Moreno: un ghiacciaio che lascia senza fiato, nella Terra del Fuoco argentina!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Sabato, 21 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Argentina

C'è solo da prostrarsi di fronte a certe manifestazioni della natura ... ed alla vista del gigantesco ghiacciaio, Perito Moreno, in Patagonia Argentina, nella Terra del Fuoco, si rimane davvero senza fiato!

Perito Moreno è situato nella parte sud occidentale della provincia di Santa Cruz, nel Parco Nazionale de Los Glaciares, a 78 km della località turistica del Calafate: è solo uno dei 48 ghiacciai alimentati dal Campo del Hielo Sur, condiviso con il Cile, facente parte del sistema andino: si estende sul Lago Argentino (il lago più grande del paese) per 250 km² e 30 km di lunghezza.


Flickr : foto di Paul Keller

Questa meraviglia, 3° riserva mondiale di acqua dolce dopo l'Antartide e la Groenlandia, con un fronte di 5 km che si innalza a 60 metri di altezza sopra il Lago Argentino, è la principale attrazione turistica della zona ed è raggiungibile e visitabile durante il corso di tutto l'anno.

A differenza di altri ghiacciai, dove si producono soltanto distaccamenti, il Perito Moreno regala, alla vista del visitatore,  uno spettacolo impressionante ed unico: la rottura di immensi blocchi di ghiaccio.

Di fronte alla Penisola di Magellano, la parete di ghiaccio avanza finchè taglia a metà il Lago Argentino, bloccando il Canale delle Lastre e dando origine ad una diga naturale.

Lago Argentino

Le acque del braccio Rico salgono di livello e cominciano a fare pressione e ad erodere la massa di ghiaccio. La parete del ghiacciaio si scioglie nei suoi frammenti più deboli, attraverso i quali filtra l'acqua, fino a crollare con un fragore imponente: è il famoso fenomeno del ponte di ghiaccio!

Ma anche questo magnifico colosso argentino è sofferente per via del surriscaldamento globale, con la conseguenza che si è rimpicciolito notevolmente durante gli ultimi decenni: Greenpeace ha utilizzato alcune fotografie, comparando la sua estensione nel 1928 e nel 2004 ... vi lascio immaginare la differenza!

Fino a pochi anni fa era, infatti,  uno degli ultimi ghiacciai in costante crescita. Inverno dopo inverno, le pareti ghiacciate avanzavano conquistando una parte sempre più ampia della superficie del lago. Il ciclo durava 4 o 5 anni in media, ed ogni volta riprendeva la sua ostinata crescita da un punto più avanzato. L’ultima rottura, del Luglio 2008, fu ripresa con un video ...

Il Perito Moreno è, comunque e tuttora, uno dei pochissimi ghiacciai a conservare un ciclo di crescita ... un po' arretra ed un po' avanza... forse, ora, è un pò in affanno, ma respira ancora!



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Il Parco Nazionale della Chapada Diamantina - Brasile

Scritto da LDN - 100viaggi • Martedì, 8 giugno 2010 • Commenti 0 • Categoria: Brasile

Torniamo a parlare del territorio nord-orientale del Brasile e con precisione dello splendido Parco Nazionale della Chapada Diamantina. Per dirla in altre parole, un vero paradiso naturale.
Situata nel cuore di Bahia, la Chapada Diamantina è composta da montagne, chapadões, fiumi, torrenti, cascate, caverne e pozzi d’acqua di una trasparenza impressionate. Questo luogo vanta innumerevoli sorgenti che sgorgano in maniera tumultuosa dalle pareti rocciose dando vita a ben trentacinque fiumi – i più grandi sono il Paraguaçu e il Rio Preto.

Chapada Diamantina - Bahia
Foto di Glauco Umbelino

La geologia è impressionante e i dislivelli che costituiscono l'ambiente favoriscono una biodiversità incredibile, caratterizzato da diverse forme di vegetazione; inutile dire che la fauna è particolarmente ricca e sono moltissime le specie che possono essere viste con facilità. Colibrì, periquitos, pappagalli, capibara e lucertoloni. Ospiti, si trovano anche piccoli roditori conosciuti come mocós e qualche esemplare di grandi mammiferi minacciati di estinzione, come la onça-pintada e la suçuarana (felidi).

Chapada Diamantina
Foto di Glauco Umbelino

Le attrazioni della Chapada Diamantina sono così tante che è difficile scegliere quale raccontare. Una di esse è il famosissimo Pozzo Incantato, oramai icona della Chapada Diamantina. La sua particolarità - è che ha reso questa location famosa - sono i raggi solari che penetrano fin nel suo profondo dalle ore 10:30 alle ore 12:30. Grazie a questo evento è possibile vedere – attraverso l’acqua di un profondo azzurro turchino – i sassi depositati a 61 m di profondità.


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Inseguendo per il mondo gli appuntamenti 2010 di deltaplano e parapendio

Scritto da LDN - 100viaggi • Venerdì, 29 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Austria, Brasile, Grecia, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Turchia

Per il volo libero in deltaplano e parapendio si annunciano tempi di assoluto impegno dal punto di vista organizzativo e come mantenimento del primato mondiale conquistato dai piloti azzurri. L’Italia sta al vertice internazionale per i tanti titoli vinti, primi fra tutti i quattro mondiali di deltaplano, ala flessibile ed ala rigida, a squadre ed individuale, grazie al trentino Alex Ploner questi ultimi.

La scorsa estate il romano Andrea Iemma ai WAG 2009, cioè i giochi mondiali dell’aria, ha conquistato la medaglia d’oro in acrobazia. Nel parapendio l’Italia ha vinto la superfinale di Coppa del Mondo a Poggio Bustone (Rieti), è vice campione del mondo e terza agli europei.

Grazie a questi titoli ed ai piazzamenti internazionali dei nostri piloti, siamo volati in testa alla classifica per nazioni.

I prossimi appuntamenti ci vedranno competere in aria e protagonisti a terra come organizzatori: dal 30 luglio al 8 agosto 2010 nel sito del Monte Cucco (Sigillo, Perugia) l’Italia organizzerà i pre-mondiali di deltaplano, evento staffetta dei campionati del mondo che ospiteremo nella stessa località e periodo l’anno successivo.


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Lençois Maranhenses - Brasile

Scritto da LDN - 100viaggi • Giovedì, 17 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Brasile

Sembra incredibile come, in un paese tropicale come il Brasile e famoso per le sue belle spiagge e foreste, si possa trovare un deserto dalla fattezze incredibili.

Si trova vicino al litorale dello Stato di Maranhão: il suo nome è Lençóis Maranhenses, il deserto brasiliano.
Le sue peculiarità e specificità lo rendono assolutamente unico e diverso.

Fra le vaste dune di sabbia, le lagune assumono colorazioni che partono dal verde smeraldo per declinare verso l'azzurro, formando la vera visione.
Questo spettacolo della natura è reso possibile grazie alle piogge che cadono sulla regione nel primo semestre dell'anno e che alimentano le lagune del vasto deserto dei Lençóis, che si stende per un'area pari al comune di San Paolo.

Gli abitanti del parco vivono della pesca nel periodo di piogge.
Durante la siccità, parte della popolazione emigra verso le regioni limitrofe per lavorare in campagna.
Per proteggere questi 155 mila ettari che riguardano un ecosistema così particolare, è stato creato, nel 1981, il Parco Nazionale dei Lençóis Maranhenses.


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A Rapa Nui convivono misteri irrisolti ed un ... elisir di lunga vita!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 23 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Chile


I misteri che l'Isola di Pasqua o Rapa Nui racchiude in sè non avvolgono solo le pietre delle statue Moai.

I "Rongorongo", raffigurazioni scolpite sia all'interno delle grotte (considerate, in passato, luoghi di culto) sia sulle 22 tavolette di legno (ritrovate tra il 1722 ed il 1868)  sembrerebbero contenere un altrettanto affascinante punto interrogativo.

Si tratta di  geroglifici riproducenti migliaia di simboli. Tali segni non sono stati ancora decifrati, ma è interessante sapere che in Pakistan, nell'antica città di  Mohenjo-daro sono state ritrovate scritture pressochè identiche ai "Rongorongo"!

Altrettanto interessanti sono i petroglifici, immagini scolpite sulla roccia, rappresentanti l'uovo della fertilità e l'uomo uccello. Il Tapati, la gara che si svolge ogni anno nell'isola, ricalca gli antichi culti pasquensi che risalirebbero ad epoche anteriori al 1500 d.c.

Il rituale dell'uomo-uccello  prevedeva l'elezione di un rappresentante per ogni clan: i giovani eletti dovevano gettarsi dalle scogliere del vulcano Orongo, nuotare un tratto di mare gelido, infestato da squali e pieno di pericolose correnti marine, raggiungere lo scoglio Motu Nui e trovare l'uovo sacro. A quel punto si ripercorreva il tragitto a ritroso, con l'uovo avvolto sopra la testa, e si consegnava intatto al capo clan che, da quel momento e per un anno intero, sarebbe divenuto il Re, il Manutara (l'uomo-uccello) di Rapa Nui.




La scrittura Rongorongo, il culto dell'uomo uccello, le cerimonie funebri, i ritrovamenti del muro pre-incaico e ... non solo, presentano elementi in comune con la civiltà egizia, celtica, araba e mediorientale.

Tali collegamenti hanno scatenato il proliferarsi delle più disparate teorie: molti studiosi sono convinti  che, nell'evoluzione umana, sarebbe esistito  un'apice tecnologico e scientifico 10.000 anni prima di Cristo e che, in seguito ad una catastrofe mondiale, i pochi superstiti avrebbero dovuto iniziare tutto da capo, trasponendo nel mito i ricordi del loro passato. Altrettanto interessante è la teoria dei ponti di terra emersa: interi continenti che con il tempo sarebbero sprofondati negli abissi.  Questo spiegherebbe il patrimonio culturare e mitologico comune a molte civiltà.



C'è un posto a Rapanui dove viene rappresentato ciò che il suo antico popolo chiamava "l'ombelico del mondo": un grande sasso con attorno 4 piccole pietre simboleggianti i 4 punti cardinali. La pietra "magica", dotata di un forte magnetismo, fa impazzire tutti gli aghi delle bussole e, a detta della popolazione locale, sprigionerebbe una serie di energie positive ... ma non è tutto ...

Lo sapevate che Rapa Nui oltre ad essere l'isola dei misteri  irrisolti racchiuderebbe anche una sostanza capace di allungare la vita agli esseri umani di almeno 10 anni?


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L'ombelico del mondo a Rapa Nui. Il mistero delle statue Moai e del suo popolo nella sperduta Isola di Pasqua

Scritto da Francesca Romana Alegi • Lunedì, 20 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Chile

 


Più piccola dell'Isola d'Elba ... "Rapa Nui" (Grande Rapa), è cosi che gli indigeni locali del XX secolo la chiamavano, per via della stretta somiglianza con l'Isola delle Rape delle Isole Australi, nella Polinesia Francese
Meglio conosciuta come Isola di Pasqua (scoperta nel 1722 proprio il lunedì di Pasqua dall'olandese Roggeveen), a 2075 km dalle isole Pitcairn, appartiene al Chile, da cui dista 3.600 km.


  


162 km
quadrati nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico isolata, lontana da terre abitate. Nonostante le sue modeste dimensioni Rapa Nui racchiude in sè affascinanti misteri. Il confine tra storia, leggenda e mito è veramente sottile ... le uniche testimonianze tramandate nel tempo sono state quelle delle tradizioni orali, perchè le popolazioni sopravvissute all'antica civiltà, per una serie di svariati motivi, ne hanno perso la memoria nel tempo. 

Gli abitanti la chiamavano "l'ombelico del mondo" (Te-pito-te-Henua che si traduce anche "fine del mondo"): erano infatti convinti che l'isola fosse l'ultima terra rimasta emersa! Dopo un isolamento durato secoli il contatto con i colonizzatori fu molto più che traumatico!

Dei tanti misteri dell'isola solo uno è stato svelato, quello riguardo all'origine della sua popolazione: dai test effettuati sui resti degli antichi abitanti, risalenti al V secolo d.c., si evincono caratteristiche genetiche che possiedono solo i polinesiani. Tuttavia non si esclude il contatto con la cultura sudamericana: la "kamara" e la "totora", ad esempio, presenti a Rapa Nui, sono rispettivamente una patata dolce che si trova in Sudamerica, ed un giunco originario della zona del Lago Titicaca, in Perù.


Ma ad una domanda non è ancora stata data una valida risposta tra le numerose ipotesi: come hanno fatto i polinesiani a percorrere 4.000 km via mare ed a stanziarsi poi nell'isola?


La storia dell'Isola di Pasqua si è potuta "vagamente" ricostruire dalle tradizioni orali e dagli studi effettuati sui resti archeologici, le necropoli e le misteriose statue Moai. I colonizzatori polinesiani sarebbero approdati nell'isola tra l'800 ed il '900 d.c., trovandovi una natura estremamente rigogliosa.

Con il passare dei secoli, per motivi religiosi, furono creati prima dei semplici altari in pietra e poi le statue Moai che, per essere trasportate da un punto all'altro dell'isola, richiesero un ingente sforzo umano e l'utilizzo di legname per il loro trasporto. Ecco che quindi iniziò il lento e graduale disboscamento che portò, con l'aumento della popolazione, ad una forte tensione sociale, al graduale declino e all'impoverimento dell'isola. Quando arrivarono gli europei trovarono meno di 2000 abitanti in condizioni di totale indigenza.

Se tali ipotesi storiche fossero vere Rapa Nui sarebbe il più antico esempio di come il progresso e lo sfruttamento delle risorse naturali possano portare, senza i dovuti accorgimenti, alla distruzione dell'habitat circostante ed al declino e scomparsa di un'intera civiltà!


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A Nazca in Perù è il deserto che parla ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 5 luglio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Perù

Ho potuto ammirare le  pitture rupestri e i crop circles in Inghilterra solo in viaggio con Google Earth, è stato emozionante, certo! Ma poter vedere con i propri occhi è un'altra cosa!
Mi riferisco al Perù, culla dell'antica civiltà Inca: Cuzco e Macchu Picchu, il Lago Titicaca, le Isole Ballestas, Arequipa, Chivay, il Rio Majes, le Isole Uros sono solo alcune località che varrebbe la pena visitare!
Ma ora vorrei portarvi a Nazca!  Gli indigeni locali la chiamano "il deserto che parla". E' la  Pampa di Palpa, un'area di 50 km tra Nazca e Palpa: la zona di interesse si estende, però, ben oltre e per circa 520 km, nelle pianure di San Josè e sulle Montagne della Valle del Rio Grande.


Si tratta di 13000 linee impresse sul terreno che vanno a formare oltre 800 disegni rappresentanti figure geometriche, figure umane stilizz
ate ed animali (tra cui un pappagallo, una balena, un colibrì, una lucertola lunga 180 metri, un condor, un ragno lungo 45 metri).
Il primo avvistamento avvenne nel 1927, quando un aviatore peruviano notò, sorvolando la zona meridionale del Perù, delle strane figure incise sul terreno, chiamate anche "grabados", dei veri e propri geoglifi! Gli artisti  sarebbero un popolo vissuto ancora prima degli Incas, tra il 300 a.c ed il 500 d.c.

Prendere il piccolo aeroplano ed ammirare dall'alto queste linee è un vero spettacolo!
Il terreno desertico, privo di vegetazione, ne ha favorito la realizzazione. I geoglifi sono stati tracciati rimuovendo le pietre contenenti ossido di ferro dalla superficie, lasciando così un contrasto con il pietrisco sottostante, più chiaro. Grazie al vento e alle rocce in grado di assorbire il calore, questi disegni sono rimasti intatti per migliaia di anni!



Il video che segue, oltre a dare una panoramica in volo dei geoglifi di Nazca, accenna alle varie teorie legate alla realizzazione dei grabados. Simili disegni si trovano anche in California, Chile, Inghilterra e Siberia.


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