Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Nuova Guinea: Papua Occidentale e 12 anni di vita vissuta nella giungla ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 9 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Papua Occidentale

Oggi vi porto in Papua  Occidentale (in passato si chiamava Irian Jaya), nella  Nuova Guinea: è uno dei luoghi poco esplorati  del mondo, anzi, alcune località non presentano neanche una cartina topografica!

Qui la vita scorre a ritmi lenti e la natura risalta in tutta la sua bellezza: tra  i meravigliosi ed indimenticabili paesaggi spiccano la valle del Baliem, la Pianura dell'Altopiano (etnìa Dani), le giungle del sud, la regione di Asmat, ricca di reperti di arte primitiva ed ancora ...

I dipinti rupestri delle bellissime caverne vicino a Fak Fak, nella penisola della Testa di Uccello, i laghi vicino a Manokwari e Nabire, le barriere coralline vergini del Parco Nazionale di Cenderawasih, per non parlare dei tramonti mozzafiato della zona di Foida.

La Papua Occidentale è circondata da migliaia di piccole isole che vanno a formare la Melanesia. Sono chiamate anche "isole nere" perchè il  territorio è interamente coperto da cenere vulcanica. Si atterra  nella capitale Jayapura oppure a Biak, famosa per gli splendidi fondali corallini.

L’area, tanto vasta,  non è così facile da perlustrare … ci vogliono intraprendenza  ed una buona capacità organizzativa, oltre che ad un  bel pò di money ! Le vaccinazioni ed i visti, gli hotels e gli spostamenti economicamente cari! Alcuni territori, poi, sono addirittura pericolosi per i turisti. C'è, infatti, il rischio di essere rapiti dal Free Papua Movement, (Movimento per la liberazione di Papua) nato nel 1964, al fine di contrastare l'Indonesia, contraria all'indipendenza di Papua!  

Lo scenario è questo ...e la storia che vi voglio raccontare,  l'ho scoperta solo recentemente,  chissà se voi  lettori di 100viaggi ne avete sentito parlare! 

E' una storia sempre attuale, difficile da collocare nel tempo e nello spazio, potrebbe essere stata una delle tante trame di un film ... a me ha fatto riflettere profondamente. Del resto ritornare da una vacanza speciale, lascia un retrogusto amaro in bocca o  ...nel cuore! Sono immagini indelebili che risaltano esponenzialmente quando ci troviamo "ricatapultati" nella nostra  quotidiana realtà, a volte stretta, per lo più tanto stressante e che ci genera una sorta di insofferenza cronica: la spasmodica velocità nel vivere ci fa perdere (o dimenticare) il gusto di assaporare quello che la vita in sè ci offre.

Per cui che sia Mal D'Africa, Saudade do Brasil o Mal de Patagonia non cambia l'essenza di un'esperienza di viaggio stampata nei nostri cuori. Se il nostro viaggio è stato, o sarà breve, al ritorno saremo più velocemente fagocitati dalla vita di ogni giorno ed i ricordi indelebili se ne andranno in letargo in un cantuccio del nostro subconscio!



Ma per chi, invece, questa esperienza di viaggio l'ha vissuta per un lungo tempo, allora è diverso! E' la storia  di Sabine Kuegler, nata in Nepal nel 1972. Alla tenera età di 5 anni si trasferisce nella  giungla della Papua Occidentale … in un'intervista dichiara ...

«Sono nata in Nepal in un sobborgo di Katmandu dove i miei genitori si erano trasferiti come linguisti e cooperanti in progetti di sviluppo, quando venne offerta loro la possibilità di seguire un nuovo progetto: entrare in contatto con un popolo conosciuto fino a quel momento solo attraverso racconti e leggende, i Fayu della Papua Occidentale. Mio padre partì per primo per avvicinarli. Solo dopo diversi mesi lo raggiungemmo con la mamma e i miei due fratelli, io avevo cinque anni. Ricordo ancora quel momento. Già la vista della più grande foresta pluviale del mondo era qualcosa di elettrizzante. E poi abbiamo incontrato il papà che, barba e capelli inselvatichiti ci stava aspettando in una radura. Lo seguimmo e ci portò in quella che sarebbe stata la nostra casa: una capanna che aveva costruito in territorio neutrale tra le quattro tribù Fayu che, essendo acerrime nemiche, si facevano guerra in continuazione.»

La piccola Sabine vivendo nella giungla dai 5 ai 17 anni, apprende gradualmente la cultura, gli usi e le tradizioni dei Fayu, diventandone membro a tutti gli effetti.  Nella foresta tropicale mangia vermi, uccelli e pipistrelli; convive con ratti, serpenti velenosi e ragni, dorme accanto ai defunti ... in quanto non era uso nella tribù, a quel tempo, seppellire i morti! Il tempo passa, scorrono gli anni … fino a quando Sabine, adolescente,  a seguito della morte di uno dei suoi grandi amici Fayu, decide di allontanarsi dalla giungla.

Dopo aver studiato in Svizzera si trasferisce in Germania: l’impatto con il mondo civilizzato,  a lei totalmente estraneo, è a dir poco devastante, queste  le sue parole: “vivere nella foresta a volte era fisicamente impossibile, ma molto semplice da un punto di vista psicologico. Al contrario, in Occidente, la velocità dell’esistenza può portare alla distruzione dell’anima”.



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