Viaggiare: lo spazio di una vacanza

I templi di Angkor Wat in Cambogia

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 27 luglio 2012 • Commenti 0 • Categoria: Cambogia


Tra le attrazioni turistiche più belle e suggestive del mondo, senza dubbio, vi sono i templi di Angkor Wat .
Venire ad ammirare i cento e più templi, gli edifici civili, religiosi o adibiti alla corte regale, eretti tra il 900 e il 1200 e riemersi dalla giungla cambogiana, richiede un viaggio non facilissimo.
Dopo decenni di chiusura totale al mondo esterno è nuovamente possibile visitare questa meraviglia di pietra e fantasia. La storia di Angkor è fatta di guerre, guerriglie, abbandoni.
Il Ta Prohm, tempio sul sito di Angkor in Cambogia, testimonia lo stato nel quale si trovavano i templi prima della loro ristrutturazione. Delle liane e degli alberi crescono fra le pietre: la potenza della natura riprende i suoi diritti sulle rovine di una civiltà.Di secoli in cui la giungla si è riappropriata della città. E poi la sua riscoperta, i restauri fatti dai francesi e ancora guerre fratricide, il silenzio e i primi spiragli.
Ma la meraviglia del posto è tale che non ci si pente di alcun disagio. Phnom Penh, la capitale attuale della Cambogia, sta faticosamente cercando una dimensione di vita normalizzata dopo le scelleratezze di Pol Pot, il famigerato capo dei khmer rossi.


Qui si visitano le pagode dorate del palazzo reale, il ricchissimo Museo archeologico con numerosi reperti provenienti da Angkor e i mercati (vecchio e nuovo) dove si trovano interessanti oggetti in lega d’argento, in madreperla e in paglia. Da non perdere poi il tramonto sul mitico fiume Mekong che sfiora la città.
Per visitare il mastodontico Tempio della città, ci vogliono circa 5 giorni. Angkor Wat può essere una tappa del viaggio. Paesi come Thailandia e le sue splendide isole, Laos, Vietnam sono facilmente raggiungibili con budget economici molto bassi, prendendo dei voli interni o via bus.
Con i suoi elementi decorativi tipici: come le incantevoli apsaras (o devata), divinità femminili e ninfe seducenti che potevano condurre alla follia o come i bassorilievi con le rappresentazioni di scene tratte dal Mahabharata o dal Ramayana (poemi epici indù).
Pare che le teorie più accreditate sulla funzione di questo immenso complesso religioso, il più grande al mondo, siano due: la prima è che dovesse essere il mausoleo del re Suryavarman II, la seconda che fosse stato costruito in onore del dio Vishnu uno dei tre principali aspetti divini, Trimurti, convertito in un secondo tempo al buddhismo theravada.



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Jeju-do, la piccola Hawaii coreana, tra le 10 mete turistiche mozzafiato al mondo...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 30 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Corea del Sud

Situata a 130 chilometri dalla punta meridionale della Corea incontriamo l'isola vulcanica di Cheju  o Jeju-do. Ad un'ora di volo da Seul, Busan e Daeguù, è la più grande isola e la più piccola provincia coreana.

Soprannominata la Piccola Hawaii ... è l'unica provincia insulare del paese, larga 73 km da est ad ovest e 31 km da Nord a Sud, è stata generata dalle eruzioni vulcaniche circa due milioni di anni fa.

Ed è proprio per via  della sua natura vulcanica che è ricca di grotte (circa 60), di cascate e di strane formazioni rocciose! Presenta, inoltre,  una vegetazione subtropicale, piogge frequenti ed un clima temperato. 

Oreum

Sull’isola è presente  la montagna più alta della Corea del Sud con i suoi 1950 metri, chiamata Halla-san, un vulcano estinto che ha formato Jeju nel corso di cinque eruzioni. I fianchi di Halla-san sono costellati da 366 bocche vulcaniche secondarie ed al suo interno c’è un lago. La sommità del monte Halla si riflette nell'acqua del laghetto che si è formato in uno dei coni vulcanici secondari...l'ultima eruzione registrata è avvenuta 800 anni fa!

I contadini del passato che facevano pascolare i loro cavalli e gli altri animali fra questi coni, chiamati Oreum in coreano, si facevano poi seppellire nello stesso luogo in cui avevano lavorato. Queste tombe, circondate da un basso muricciolo, si possono vedere ancora oggi.




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Myanmar: paesaggi birmani, tra templi, pagode ed ... un pellegrinaggio sull'orlo di un precipizio...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Lunedì, 19 marzo 2012 • Commenti 0 • Categoria: Asia

mostra fotografica Birmania

La Birmania , Myanmar, è una parte di mondo ancora poco esplorata, forse per la sua complessa storia ... un diamante incastonato tra Cina, Laos, Thailandia, Bangladesh ed India.

Tre sono le stagioni, quella calda, delle piogge e quella fresca ed è caratterizzata da un clima tropicale che però si rinfresca via via che si sale di altezza e ci si sposta verso il nord, dove hanno inizio le catene innevate dell’Himalaya

135 gruppi etnici vanno a formare la sua caratteristica popolazione, popolazione che parla lingue diverse e pratica religioni diverse...

Un viaggio in Birmania vi metterà a contatto con una cultura antica, civiltà sviluppatasi qui tra l’XI e il XIII secolo, con rilevanti appendici nel XVIII secolo, che scoprirete non solo visitando le sue splendide pagode e i suoi templi di epoche diverse, ma calandovi nel quotidiano di gente che ha mantenuto uno stile di vita di tempi lontani.

La città che in questo senso merita il viaggio è Bagan, a un’ora di volo da Yangon ed a venticinque minuti dal lago Inle.

Lago Inle 


L’ideale sarebbe andarsene a spasso da soli in bicicletta in mezzo ai templi, all’alba o al tramonto. Una silenziosa magia... Chi può spendere 200 euro a persona e non ha paura salga su una mongolfiera all’alba per uno spettacolo esaltante!

mongolfiere in Birmania con National Geographic


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Da Beppu a Yufuin, tra onsen, jigoku e ryokan giapponesi!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 11 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Giappone

Torno nuovamente e volentieri a parlarvi del Giappone: ci troviamo a nord-est, in un'ampia e profonda baia della costa nord-orientale dell'isola di Kyushu, nella Prefettura di Oita.

Proprio in questa zona sorge la cittadina di Beppu, avvolta in una nuvola di fumo ... famosissima, del resto, per gli onsen, ossia stazioni termali collegate a sorgenti di acqua calda di origine vulcanica, la cui temperatura oscilla dai 37 ai 98°C!


Sono circa 3.000 le sorgenti calde, dalle svariate proprietà chimiche, in grado di attirare, ogni anno, più di 12 milioni di turisti.

Quello di Beppu è il più grande complesso termale del Giappone ed è il 2° al mondo dopo Yellowstone, nel Wyoming.

E' possibile apprezzare i benefici degli onsen in una delle tantissime vasche pubbliche e/o private, del resto i poteri straordinari sul corpo e sulla mente dei visitatori sembrerebbe leggendario!

Kamado Jigoku o "Milk Pond"

I principali siti geotermici di Beppu, ribbattezzati Jigoku, ossia inferni, sono 9

Vi lascio qui di seguito alcune belle foto scattate da un caro amico Andrea Giammaria, durante la visita ai Jigoku!

I "9 inferni" sono sorgenti di acqua geotermica che provengono dal sottosuolo (250/300 m) e che vanno a formare dei pozzi, ognuno dei quali presenta un differente colore e lo rende unico nella sua tipologia!

Oniishibozu Jigoku o "Mud pond"
E giusto per rendere l'idea... l'effetto delle acque, accompagnato dai vapori scaturiti dall'ebollizione, dipingono a Inferno Dantesco il paesaggio circostante!

Si passa così dalle luminose acque rosse di "chi-no-Ike Jigoku" o "pozzo di sangue" (profondo 200 m), alle "apparenti " acque fredde blu-cobalto (dalla temperatura di 98°) di "Umi Jigoku" o "pozzo dell'oceano", fino al potente getto di un geyser (caratterizzato da bollenti acque che spruzzano aria fino ad un'altezza di  20 m) di Tatsumaki Jigoku o "pozzo di ciclone".

Tra le tante escursioni organizzate quella degna di nota è la Jigoku Meguri, un tour alla scoperta di questi pozzi bollenti, tra fanghi e vapore acqueo.


"chi-no-Ike Jigoku" o "pozzo di sangue"


"Umi Jigoku"  o "pozzo dell'oceano"

(nel canestro della foto sotto ci cuociono le uova)




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Yemen: l'ultimo paradiso endemico a Socotra, L'Isola Felice!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 5 agosto 2010 • Commenti 0 • Categoria: Yemen

E' entusiasmante cavalcare l'onda di un viaggio,  andare alla ricerca di nuove emozioni …  è per questo che vi presento su un piatto d'argento una destinazione non ancora raggiunta dal turismo di massa, insomma pane per i denti del viaggiatore appassionato


Voliamo nello Yemen  … dal 1997 l’ecoturismo ha subito un’incredibile impennata, grazie alla costituzione di uno speciale programma di sviluppo, da parte del governo yemenita in cooperazione con l’United Nations Development Programme (UNDT).

Tra i 10 itinerari individuati in Yemen, considerati di rilevante interesse culturale ed ecoturistico, spicca l’Isola di Socotra (3.625 km²), dichiarata area protetta dal 2000.

Il prezioso arcipelago di cui fa parte Socotra (insieme ad Abd al-Kuri, Darsa, Samha ed alcuni scogli disabitati),  dal 2008 è  patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.  Sebbene sia situato nell'oceano indiano, ad un passo dal Corno d'Africa (300 km dalla costa somala) è entrato a far parte dello Yemen unificato  nel 1990, da cui dista 350 km.

L'Isola Felice (dal sanscrito Dvpu Sukhatara) è un vero e proprio paradiso: rimasta inaccessibile e sconosciuta per secoli, ha preservato specie di animali e vegetali che in altre parti del globo risultano estinte. 

Il susseguirsi di eventi che l'hanno gradualmente allontanata dall'isolamento è scritto nella storia: prima protettorato britannico poi, fino al 1967,  base della marina sovietica e comunque irraggiungibile via aereo fino al 2002.

Al Hajarah - Yemen

Giusto per rendervi l'idea ... da Wikipedia leggo che: "il 37% delle 825 specie di piante sono uniche al mondo". Tra queste spiccano la Rosa del Deserto  (Adenium obesum sokotranum) ed Il Sangue di Drago (Dracena cinnabari) che cresce solo in questi luoghi ed è il simbolo dell'isola

"Così come unici al mondo sono il 90% dei rettili e d il 95% dei serpenti di terra. La popolazione aviaria comprende 192 specie, 44 delle quali vivono sempre sull'isola, mentre 85 sono uccelli migratori (in parte a rischio di estinzione). In mare si contano 253 specie di coralli che danno vita ad una barriera, 730 specie di pesci e 300 granchi, aragoste e gamberetti".



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Giappone: "Paddy Art", l'Arte delle Risaie nel villaggio di Inakadate.

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 30 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Giappone

Il Giappone è un buon punto di partenza per cominciare ad apprezzare questa parte di mondo tanto diversa dalla nostra ... i giapponesi sono molto cortesi e ... organizzazione, pulizia, educazione sono alla base dell'etica di  questo popolo veramente speciale!

Apriamo le porte all'Oriente ... i mesi autunnali giapponesi sono i migliori per un viaggio nel territorio nipponico, ...Tokio, Kyoto, Hiroshima, Beppu, sono solo alcune delle destinazioni da inserire nell'itinerario di viaggio: tra giardini zen, templi e/o santuari, onsen (sorgenti di acqua calda di origine vulcanica), trovando il tempo di concedersi almeno una notte in una ryokan, per entrare a contatto ed in simbiosi con l'atmosfera giapponese!

Ma certamente in questo viaggio sarei curiosa di visitare una piccola comunità rurale del Giappone settentrionale, Inakadate, dove dal 1993 è stata lanciata "l'Arte delle Risaie", meglio conosciuta come "Paddy Art".

L'originale idea è venuta ad un impiegato del municipio di Inakadate, Koichi Hanada, al fine di rilanciare il turismo. Qui, nel 1981, erano stati ritrovati resti archeologici di risaie risalenti a 2.000 anni fa. La comunità, tuttavia, attraversava un periodo difficile per via della diminuzione della popolazione, dei minori ricavi dell'agricoltura e del debito pubblico.

La "Paddy Art" o "L'Arte delle Risaie” consiste nel piantare delle varietà di riso diverse, in modo tale da formare parole o creare immagini.

Ad Inakadate le risaie fanno da tela e le piantine di riso ... fungono da vernice e pennello! Le opere sono visibili da una terrazza del municipio ed il visitatore deve lasciare una libera donazione.



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OLTRE Beyond the Edge - La missione Off-Road ad Arkhangelsk

Scritto da LDN - 100viaggi • Mercoledì, 21 gennaio 2009 • Commenti 0 • Categoria: Asia

Arkhangelsk - Foreste di Taiga - Foto di Koraxdc
Senza limiti, oltre i limiti. La missione "OLTRE Beyond the Edge" è l'ennesima sfida della tecnologia e l'uomo contro le avversità naturali.

Partita da Milano il 30 novembre scorso, questo viaggio Off-Road sta percorrendo il passaggio all'estremo nord del continente asiatico, rasentando il circo polare artico per giungere all'estermo est del continente: destinazione Ueler.

Un viaggio contro ogni difficoltà, ma che ha qualcosa di straordinariamente affascinante e all'opposto del classico viaggio come oggi viene inteso.

La tappa che oggi vi raccontiamo è per molti versi storicamente interessante.

Arkhangelsk - Foreste di Taiga - Foto di Koraxdc
La carovana composta da camion Massif 4 x 4 e Daily Iveco è entrata in Arkhangelsk, Arcangelo in italiano.

Per giungere a questa tappa importantissima, il tratto percorso è stato a dir poco massacrante.

Un tragitto di 24 ore ininterrotte ad una media di 30 Km/h a causa delle pessime condizioni delle strade: buche profonde anche 40 centimetri e una spessa lastra di ghiaccio che ricopriva quasi interamente il manto stradale hanno, infatti, costretto l’equipaggio a una non stop di 24 di marcia, con cambi alla guida degli automezzi ogni due ore, per mantenere la tabella prevista.




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