Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Una piscina chilena da Guinness dei Primati!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 20 settembre 2011 • Commenti 0 • Categoria: Chile

Non è certamente una notizia dell'ultima ora ma, sono certa, che non tutti sanno che ... questa mega piscina è entrata nella lista del Guinness dei Primati, superando la Orthlieb Pool di Casablanca.

Situata  a 90 chilometri da Santiago, nell'esclusivo complesso alberghiero San Alfonso del Mar di Algarrobo in Chile!


Lunga 1.013 metri,  occupa una superficie di 77.000 metri quadrati ed in alcuni punti è profonda fino a 35 metri, tanto per rendere l’’idea … è estesa quanto 6.000 piscine standard  messe insieme!

I numeri parlano chiaro e … per riempirla è stato costruito un dispositivo sofisticatissimo che utilizza 250.000 metri cubi di acqua oceanica!


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Chi viaggia di più sul treno? Gli svizzeri

Scritto da Apcom • Domenica, 28 agosto 2011
Gli svizzeri campioni mondiali di viaggi ferroviari. Una media di 2.248 chilometri l'anno per ogni abitante

Gli svizzeri hanno confermato il titolo mondiale 2010 di primatisti dei viaggi in treno, con una media di 2.248 chilometri l'anno per abitante: queste le statistiche diffuse dall'Unione Internazionale dei Trasporti pubblici.

Staccatissimi i giapponesi, con 1.910 chilometri l'anno, al terzo posto i danesi (1.322 km/anno) davanti a Francia e Austria.


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Chiude elBulli, fine del mito della gastronomia mondiale

Scritto da Apcom • Giovedì, 28 luglio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Spagna
Ferran Adria trasforma il suo ristorante in una fondazione

Il mitico ristorante catalano, elBulli, classificato come il migliore al mondo, chiude sabato prossimo dopo oltre 20 anni: lo chef Ferran Adria, alla ricerca di nuovi stimoli, ha deciso infatti di rinunciare alle tre stelle Michelin che hanno premiato la sua cucina innovatrice.
Dunque, niente più schiume di patate e petali di rosa marinati ai carciofi. Il ristorante di Cala Montjoi, sulla costa catalana a nord di Barcellona, riapparirà nel 2014 sotto forma di una fondazione a vocazione ecologica, imperniata sulla ricerca di tecniche culinarie e di sapori nuovi.


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Cuba Linda, Cuba stanca, ma mai stanca per il Carnaval e per una Cuba ... Libre!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 2 febbraio 2011 • Commenti 0 • Categoria: Cuba


Cuba linda, Cuba stanca, occorre una ventata di libertà ... troppe restrizioni, gente che non parla, che ha paura, che aspetta un input, un qualcosa che manca, ci sono tante cose che mancano ... il sapone ne las tiendas (negozi),  la carne de rey (carne di manzo), che se ti prendono che la compri , te cubano, te la fanno pagare, in tutti i sensi, pure con la reclusione... ... eppure la gente continua a vivere, sopravvive, magari nell'attesa di un quid ... ed ecco altra 2 parole chiave nella cultura cubana  ... carnaval  e ... gozar (divertirsi).

Il Carneval a Cuba non è il carnevale brasiliano, ma il senso è sempre quello, prepararsi per un evento che farà divertire, che farà dimenticare un pò le sofferenze,  le mancanze, le restrizioni ...

Non ci si lamenta e se ci si  lamenta questo avviene nelle 4 mura di casa, ma di nascosto da chi potrebbe denunciare la tua insofferenza alle autorità governative!

E c'è gente che si indebita durante il Carnaval : qualcuno spende tutti i propri risparmi di un anno, proprio durante questo tanto atteso evento!

Ogni città a Cuba festeggia 3/4 giorni di carnevale l'anno! Per farvi capire ... è un pò come le nostre sagre, anche se è solo una lontana idea, perchè a Cuba la sagra carnevalesca è proprio unica

Ci sono i carri che sfilano per i bimbi, tanta musica, nei differenti  barrios (quartieri): basta scendere in strada ed i botteghini sono pronti a vendere ai cubani carne  puerco, chicharrones, birra e rum e non solo... !

Perchè il Carnaval è la festa del Cubano e per uno yuma che, per caso, incappa in questo particolare evento, è un'occasione per entrare nella cultura e nelle usanze di questo popolo meraviglioso a 360° gradi! 


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Giappone: "Paddy Art", l'Arte delle Risaie nel villaggio di Inakadate.

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 30 luglio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Giappone

Il Giappone è un buon punto di partenza per cominciare ad apprezzare questa parte di mondo tanto diversa dalla nostra ... i giapponesi sono molto cortesi e ... organizzazione, pulizia, educazione sono alla base dell'etica di  questo popolo veramente speciale!

Apriamo le porte all'Oriente ... i mesi autunnali giapponesi sono i migliori per un viaggio nel territorio nipponico, ...Tokio, Kyoto, Hiroshima, Beppu, sono solo alcune delle destinazioni da inserire nell'itinerario di viaggio: tra giardini zen, templi e/o santuari, onsen (sorgenti di acqua calda di origine vulcanica), trovando il tempo di concedersi almeno una notte in una ryokan, per entrare a contatto ed in simbiosi con l'atmosfera giapponese!

Ma certamente in questo viaggio sarei curiosa di visitare una piccola comunità rurale del Giappone settentrionale, Inakadate, dove dal 1993 è stata lanciata "l'Arte delle Risaie", meglio conosciuta come "Paddy Art".

L'originale idea è venuta ad un impiegato del municipio di Inakadate, Koichi Hanada, al fine di rilanciare il turismo. Qui, nel 1981, erano stati ritrovati resti archeologici di risaie risalenti a 2.000 anni fa. La comunità, tuttavia, attraversava un periodo difficile per via della diminuzione della popolazione, dei minori ricavi dell'agricoltura e del debito pubblico.

La "Paddy Art" o "L'Arte delle Risaie” consiste nel piantare delle varietà di riso diverse, in modo tale da formare parole o creare immagini.

Ad Inakadate le risaie fanno da tela e le piantine di riso ... fungono da vernice e pennello! Le opere sono visibili da una terrazza del municipio ed il visitatore deve lasciare una libera donazione.



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Nuova Guinea: Papua Occidentale e 12 anni di vita vissuta nella giungla ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 9 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Papua Occidentale

Oggi vi porto in Papua  Occidentale (in passato si chiamava Irian Jaya), nella  Nuova Guinea: è uno dei luoghi poco esplorati  del mondo, anzi, alcune località non presentano neanche una cartina topografica!

Qui la vita scorre a ritmi lenti e la natura risalta in tutta la sua bellezza: tra  i meravigliosi ed indimenticabili paesaggi spiccano la valle del Baliem, la Pianura dell'Altopiano (etnìa Dani), le giungle del sud, la regione di Asmat, ricca di reperti di arte primitiva ed ancora ...

I dipinti rupestri delle bellissime caverne vicino a Fak Fak, nella penisola della Testa di Uccello, i laghi vicino a Manokwari e Nabire, le barriere coralline vergini del Parco Nazionale di Cenderawasih, per non parlare dei tramonti mozzafiato della zona di Foida.

La Papua Occidentale è circondata da migliaia di piccole isole che vanno a formare la Melanesia. Sono chiamate anche "isole nere" perchè il  territorio è interamente coperto da cenere vulcanica. Si atterra  nella capitale Jayapura oppure a Biak, famosa per gli splendidi fondali corallini.

L’area, tanto vasta,  non è così facile da perlustrare … ci vogliono intraprendenza  ed una buona capacità organizzativa, oltre che ad un  bel pò di money ! Le vaccinazioni ed i visti, gli hotels e gli spostamenti economicamente cari! Alcuni territori, poi, sono addirittura pericolosi per i turisti. C'è, infatti, il rischio di essere rapiti dal Free Papua Movement, (Movimento per la liberazione di Papua) nato nel 1964, al fine di contrastare l'Indonesia, contraria all'indipendenza di Papua!  

Lo scenario è questo ...e la storia che vi voglio raccontare,  l'ho scoperta solo recentemente,  chissà se voi  lettori di 100viaggi ne avete sentito parlare! 

E' una storia sempre attuale, difficile da collocare nel tempo e nello spazio, potrebbe essere stata una delle tante trame di un film ... a me ha fatto riflettere profondamente. Del resto ritornare da una vacanza speciale, lascia un retrogusto amaro in bocca o  ...nel cuore! Sono immagini indelebili che risaltano esponenzialmente quando ci troviamo "ricatapultati" nella nostra  quotidiana realtà, a volte stretta, per lo più tanto stressante e che ci genera una sorta di insofferenza cronica: la spasmodica velocità nel vivere ci fa perdere (o dimenticare) il gusto di assaporare quello che la vita in sè ci offre.

Per cui che sia Mal D'Africa, Saudade do Brasil o Mal de Patagonia non cambia l'essenza di un'esperienza di viaggio stampata nei nostri cuori. Se il nostro viaggio è stato, o sarà breve, al ritorno saremo più velocemente fagocitati dalla vita di ogni giorno ed i ricordi indelebili se ne andranno in letargo in un cantuccio del nostro subconscio!



Ma per chi, invece, questa esperienza di viaggio l'ha vissuta per un lungo tempo, allora è diverso! E' la storia  di Sabine Kuegler, nata in Nepal nel 1972. Alla tenera età di 5 anni si trasferisce nella  giungla della Papua Occidentale … in un'intervista dichiara ...

«Sono nata in Nepal in un sobborgo di Katmandu dove i miei genitori si erano trasferiti come linguisti e cooperanti in progetti di sviluppo, quando venne offerta loro la possibilità di seguire un nuovo progetto: entrare in contatto con un popolo conosciuto fino a quel momento solo attraverso racconti e leggende, i Fayu della Papua Occidentale. Mio padre partì per primo per avvicinarli. Solo dopo diversi mesi lo raggiungemmo con la mamma e i miei due fratelli, io avevo cinque anni. Ricordo ancora quel momento. Già la vista della più grande foresta pluviale del mondo era qualcosa di elettrizzante. E poi abbiamo incontrato il papà che, barba e capelli inselvatichiti ci stava aspettando in una radura. Lo seguimmo e ci portò in quella che sarebbe stata la nostra casa: una capanna che aveva costruito in territorio neutrale tra le quattro tribù Fayu che, essendo acerrime nemiche, si facevano guerra in continuazione.»

La piccola Sabine vivendo nella giungla dai 5 ai 17 anni, apprende gradualmente la cultura, gli usi e le tradizioni dei Fayu, diventandone membro a tutti gli effetti.  Nella foresta tropicale mangia vermi, uccelli e pipistrelli; convive con ratti, serpenti velenosi e ragni, dorme accanto ai defunti ... in quanto non era uso nella tribù, a quel tempo, seppellire i morti! Il tempo passa, scorrono gli anni … fino a quando Sabine, adolescente,  a seguito della morte di uno dei suoi grandi amici Fayu, decide di allontanarsi dalla giungla.

Dopo aver studiato in Svizzera si trasferisce in Germania: l’impatto con il mondo civilizzato,  a lei totalmente estraneo, è a dir poco devastante, queste  le sue parole: “vivere nella foresta a volte era fisicamente impossibile, ma molto semplice da un punto di vista psicologico. Al contrario, in Occidente, la velocità dell’esistenza può portare alla distruzione dell’anima”.



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A largo del Belize un buco nell'acqua ... ma le voragini nel mondo sono tante!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Sabato, 13 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: All over the World

The Great Big Hole - Belize

Occorre arrivare fino in Belize per ammirare uno dei più spettacolari buchi della Terra! Che bellezza ... sorvolare la zona in aereo, o decidere per un'immersione mozzafiato da esperto sub!

E' il Great Blue  Hole, 111 km al largo dalle coste del Belize, Stato dell'America Centrale! Si tratta di una grotta calcarea, formatasi durante l'ultima Era Glaciale: ora il livello delle acque è molto più alto rispetto a quello dell'epoca. Da allora l'oceano è cresciuto, facendo riempire d'acqua la grotta con la conseguenza di creare (dal crollo del suo tetto)  un pozzo sommerso, le cui pareti sono  coperte da stalattiti lunghe fino a 12 metri. Il Grande Buco Blu è una grotta calcarea sommersa a forma circolare, ampia 400 m  e profonda 145 m. E' l'attrazione ed il paradiso per eccellenza dei sub più esperti!

Di stessa origine carsica sono i cenotes messicani  ed i Buchi Blu dell'Isola di Andros nelle Bahamas , al centro della controversa teoria secondo cui l'arcipelago delle Bahamas è formato dalle cime dei monti del perduto continente di Atlantide, affondato in questo mare millenni fa!  

Andros Island - Bahamas

Le eruzioni vulcaniche, l'erosione del vento e delle acque, le glaciazioni, hanno modellato la superficie della Terra! 

Questa qui sotto è la voragine provocata da un tremendo disastro, avvenuto alla periferia di Città del Guatemala il 23 febbraio del 2007. Lo squarcio, profondo circa 110 metri e largo 40, ha provocato 3 vittime, inghiottendo alcune abitazioni. Nei giorni precedenti la tragedia, le forti piogge  hanno provocato la rottura di una condotta fognaria: l'enorme massa di acqua uscita dalle tubazioni ha causato lo scioglimento delle rocce idrosolubili (sale e gesso) sottostanti, formando così l'immensa caverna. L'incidente ha costretto all'evacuazione di oltre 1.000 persone da una delle periferie più povere del Sud America.


Il Meteor Crater, in Arizona è  un cratere nato (circa 50.000 anni fa) dall'impatto di un meteorite di 30 metri di diametro che ha colpito la Terra a oltre 70.000 km/h. E' il primo cratere meteorico terrestre di cui si sia accertata l'origine: situato a 1.740 metri di altitudine è profondo circa 170 metri (quanto un edificio di 60 piani) e ha un diametro di circa 1.200 metri, con un bordo rialzato irregolare che sovrasta di 45 metri il terreno circostante. Secondo gli esperti la violenza dell'impatto ha sprigionato l'energia equivalente a quella di 4 bombe atomiche e ha spostato oltre 300 milioni di tonnellate di sedimenti che sono caduti fino a 150 km di distanza.


Molto spesso, invece, è stata proprio la mano dell'uomo a manipolare montagne, colline, valli e voragini impressionanti, buchi larghi anche chilometri!

Prendiamo, ad esempio,  Il Morning Glory Hole: si tratta di un grosso scarico artificiale!  La sua "vasca" è il lago formato dalla diga di Monticello, in California: viene aperto quando il livello dell'acqua nel bacino supera il livello di guardia. La forma, a imbuto, è quella tipica di uno scarico, dalle dimensioni impressionanti, però: 22 metri all'imboccatura, 8 nella parte finale. In pratica può inghiottire 1.370 metri cubi di acqua al secondo (1.370.000 litri: in meno di 30 secondi svuoterebbe una piscina olimpionica), che viene scaricata 200 metri più basso, a valle della diga.

Morning Glory Hole - Monticello - California


E la creazione,  da parte dell'uomo, di un consistente numero di miniere sparse per il mondo?

La Bingham Canyon Mine - Utah, Usa è la più produttiva miniera di rame del mondo. Profonda 1.200 metri, larga 4 chilometri, è in assoluto il più grande scavo mai realizzato dall'uomo, talmente grande che è visibile dallo Shuttle, quando sorvola gli Stati Uniti. Ogni giorno vengono estratte dalle sue viscere oltre 150.000 tonnellate di minerale grezzo: fino a oggi ha prodotto oltre 18 milioni di tonnellate di rame, e sarà in grado di funzionare a pieno regime per i prossimi 100 anni.



La Escondida presso Antofagasta in Cile, è la più grande miniera di rame a cielo aperto che esista al mondo, con una produzione di 3.546 tonnellate al giorno, equivalenti al 23,5 per cento del rame cileno e all’8 per cento di quello mondiale.



La Mirny Diamond Mine si trova nel nord est della Siberia, in una zona fredda e inaccessibile. È la più grande miniera di diamanti al mondo per larghezza: il diametro alla superficie misura 1.200 metri, per una profondità di oltre 525. Tenuta segreta per l'intero periodo della Guerra Fredda, ancora oggi le notizie su di essa non sono molte: scoperta nel 1955 dai geologi dell'Unione Sovietica, la miniera ha prodotto, fino alla sua chiusura definitiva, nel 2004, oltre 2.000.000 di carati (400 kg) di pietre preziose all'anno.



ed a seguire ...


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Gli antichi tratturi, tra Puglia e Abruzzo

Scritto da LDN - 100viaggi • Lunedì, 18 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Italia

C’è una autostrada verde che unisce i parchi nazionali e regionali d’Abruzzo: il sistema dei tratturi.

Per mille anni lungo questi ampi sentieri incastonati fra le montagne ed il mare, i pastori hanno condotto il bestiame verso il Tavoliere delle Puglie nei lunghi mesi del rigido inverno abruzzese, plasmando in maniera indelebile la tradizione, la cultura, persino la cucina dell’Appennino.

Il percorso dei tratturi, in parte ancora percorribili e che stanno conoscendo una nuova primavera con mountain bike e cavalli, unisce i parchi storici e quelli che stanno vedendo la luce in questi mesi.

Lungo la costa della Frentania, dove nascerà il Parco nazionale della Costa teatina, passava infatti l’antico Regio tratturo L’Aquila-Foggia, un percorso incantevole fra gli altipiani e le valli d’Abruzzo.

Partendo dal capoluogo di regione, la grande autostrada verde percorreva la valle del fiume Aterno-Pescara, per poi risalire verso l’altopiano di Barisciano inoltrandosi nel territorio del Parco del Gran Sasso lungo l’antica Via Claudia Nova, raggiungendo il sito archeologico di Peltuinum.


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San Valentino nella "Città dell'Amore" : Terni!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Venerdì, 15 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Italia


Ad un’ora da Roma "città eterna" e ad un’ora dalla cosmopolita Perugia, Terni è la città natale del patrono degli innamorati.

Per la tradizione San Valentino  è autore di numerosi miracoli, ma soprattutto si guadagna l’appellativo di Santo dell'Amore quando celebra il matrimonio fra il legionario romano Sabino ed una giovane cristiana Serapia.

Il santo morì per ordine dell’Imperatore Aurelio durante le persecuzioni: la sua colpa fu quella di aver sostituito l’antico rito pagano della Festa della Fertilità con un sacramento religioso cristiano.

La notorietà internazionale di San Valentino si deve alla leggenda, nata nei paesi anglosassoni, secondo la quale egli fosse solito donare ai giovani, suoi visitatori, un fiore del suo giardino.

Tra due di questi giovani nacque un amore che portò ad una unione tanto felice che molte altre coppie seguirono il loro esempio, a tal punto da indurre il Santo a dedicare un giorno all’anno ad una benedizione nuziale generale.



Ancora oggi, una settimana prima del 14 febbraio, durante la Festa della Promessa, i fidanzati di mezzo mondo si scambiano un voto d’amore davanti al santo protettore.

Cosa ci può essere di più romantico  se non una promessa d’amore davanti al santo che il matrimonio inventò?

Ma le manifestazione valentiniane che, per tutto  febbraio, fanno di Terni la città dell’amore, non sono soltanto religiose. Ce n’è anche per chi non vuole ancora giurarsi amore eterno, ma partecipare ad un rito romantico ed unico nel mondo e perché no ... gustarsi e vivere per qualche giorno la verde Umbria.

Terni si fa romantica ed accogliente: mette in rete esercizi commerciali, alberghi, cinema, teatri e locali. Offre grandi spettacoli, incontri culturali, itinerari dell’arte e del sapere. Nasce così un cartellone ricco di eventi/festeggiamenti, di idee e omaggi d’amore.

Ecco alcune  proposte:


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Scorci su Roma, la capitale der "nasone"!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 6 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Italia
San Pietro dallo spioncino del portone di Villa di Malta all'Aventino
Sono romana ed amo la mia città, anche se negli ultimi anni è diventata invivibile ed è lo specchio di un sistema che proprio non va: il traffico, l'inquinamento, la lenta burocrazia ... Questa è la storia di oggi e del recente passato ... aggiungerei ... da dimenticare! E che non ci rende di certo orgogliosi di essere romani!

La storia dei tempi antichi è, invece,  tutt'altra cosa! Si legge in  ogni  pagina scolpita tra le tante opere, mura ed in ogni suo recondito angoletto. Si respira in ogni piazza, piccola o grande del centro!

E' la mia città e da sempre "m'ha rubbato er core" ... io, ad esempio, sono innamorata della via Ardeatina e dell'Appia Antica, due delle numerose vie che conducono al cuore di Roma... Roma è un tesoro di valore inestimabile ed anche per un romano c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire!

Per chi viene per la prima volta a Roma ed ha pochi giorni a disposizione non è facile scegliere cosa vedere e visitare! Ovviamente la priorità è per i monumenti più famosi ...

Ma non mi sottrarrei alle passeggiate per i vicoli di Trastevere e di Testaccio,  in una tiepida mattina di primavera o nelle famose ottobrate romane, respirando la città in tutta la sua essenza...

Per non parlare del verde di Roma: tra le numerose Ville, grandissima Villa Borghese, particolare Villa Ada o Villa Glori, stupenda Villa Pamphili ...

E le grattachecche (prelibate granite nostrane)  da assaporare lungo gli scorci del Tevere, Isola Tiberina inclusa, negli afosi ed irrespirabili pomeriggi d'estate.

Roma ed i suoi 7 colli, tra cui spicca l'Aventino, con il suo splendido giardino delle Rose, praticamente di fronte al Circo Massimo ed il giardino degli Aranci (Parco Savello) con a pochi metri il portone della  Villa di Malta dal cui spioncino  si può ammirare tra un filare di siepi San Pietro sullo sfondo!



Ma forse la cosa che vado a ricercare di più l'estate quando fa caldo è il refrigerio dei nostri "nasoni", così li chiamiamo orgogliosamente noi romani.Tra splendide fontane, terme ed il "biondo" Tevere (che ormai da secoli tanto biondo non è) i nasoni costituiscono, da oltre 100 anni, uno dei tratti caratteristici della Capitale.

Sono oltre 2.500 queste fontanelle in ghisa con la bocchetta all'ingiù: nascono all'indomani della breccia di Porta Pia -a fine '800 - per rispondere all'esigenza di funzione di "pubblica utilità", dopo il ripristino della rete idrica romana andata in rovina nel lontano Medio Evo. I nasoni fanno parte della nostra storia, sono diventati gli oggetti più familiari e comuni dell'arredo urbano e romano. A mano a mano invadono i nuovi quartieri in costruzione e la scritta "Acqua Marcia" viene sostituita da altre scritte, tra cui  S.P.Q.R.

I nasoni non sono tutti uguali: uno dei più antichi, costituito da tre cannelle a forma di drago, si trova nella Piazza del Pantheon. Sono stati recentemente lodati dal New York Times nella rubrica " Globespotters".


Purtroppo, a ragione, c'è una polemica che dura da anni circa lo spreco dell'acqua dei nasoni e che tuttora non ha trovato una soluzione. Certo il fluire dell'acqua garantisce quella freschezza che in estate disseta piacevolmente, ma l'acqua è un bene prezioso per l'intera umanità e non si può sprecare così quindi ... non facciamoli sparire i nasoni, vestiamoli con un papillon (un rubinetto), così l'acqua viene utilizzata solo quando è necessario!

I tempi cambiano, le mode pure e noi romani ci abitueremo anche a questa nuova veste dei nasoni, sarà dura, ma ce la faremo!


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Cuba: religione Yoruba e la santeria cubana degli Orishas...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 20 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Cuba



Siamo di nuovo a Cuba, con le sue tradizioni radicate ed un'altra parola chiave nella vita del cubano:  Orishas e non solo per coloro che vivono nell'isola ... il richiamo è anche per tutti i cubani  residenti all'estero, gli adepti sono un numero ragguardevole!

La santeria cubana nasce dalla religione Yoruba e trae le sue radici nella tribù Yoruba, originaria della Nigeria, nell'ovest dell'Africa. I membri di tale tribù furono importati durante il periodo della schiavitù, abolita nel 1880.

Ed il pensiero filosofico della religione Yoruba è accompagnato dalla Regla de Ifà ed i suoi 16 comandamenti:
  • non dire ciò che non sai;
  • non fare riti che non conosci;
  • non condurre le persone in vie false;
  • non ingannare nessuno;
  • non pretendere di essere sapiente se non lo sei;
  • essere umile;
  • non infrangere Tabù;
  • mantenere puliti gli strumenti sacri;
  • mantenere pulito il tempio;
  • rispettare i deboli;
  • rispettare le leggi morali;
  • non tradire un amico;
  • rispettare i maggiori;
  • rispettare la gerarchia;
  • non rivelare segreti.

Qui di seguito il richiamo africano delle melodie cubane che scaturisce dall'unica liturgia detta  regla de Ocha:





Tra il 1850 ed 1860 il 34% degli schiavi cubani erano Yoruba o Lucumì (a causa del loro saluto che significa "amico mio").

Da loro e dagli altri schiavi, ognuno con le proprie credenze, si sviluppa il sincretismo religioso: elementi tribali e sciamanici mescolati a riti e personaggi della religione cattolica.

Secondo la Santeria esiste un unico Dio chiamato Oludarne, la cui rappresentazione umana mascolina è Olorun che significa
"padrone del cielo" Egli non ha attributi umani ma è puro spirito ed energia.

Tra Dio e gli esseri umani vivono gli Orishas (i Santi), guardiani ed interpreti del destino universale!


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Le tecniche indigene di preparazione del cibo in Sudafrica ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Sabato, 12 dicembre 2009 • Commenti 0 • Categoria: Sud Africa





In Sudafrica, le tecniche indigene di preparazione del cibo rivelano molto di ciò che tale paese è come nazione. Essendo una società culturalmente diversificata, come tale, possiede svariate tecniche di preparazione del cibo, ciascuna delle quali specifica di un determinato gruppo etnico.

I San, primi abitanti conosciuti del Sudafrica, erano tradizionalmente cacciatori-raccoglitori e non disponevano di tecnologie per la lavorazione del ferro: la mancanza di utensili metallici influenzava perciò il loro modo di cucinare che dipendeva strettamente da utensili di altra natura.




Secondo resoconti storici di coloni olandesi del XVII°sec, i San utilizzavano particolari tecniche di cottura e di preparazione dei cibi, molte delle quali cadute successivamente in disuso. Tra queste: l’estrazione di acqua potabile da radici locali, l’utilizzo di uova di struzzo come contenitori di alimenti, la cottura del pollame, avvolto da uno strato di argilla, sul carbone, la preparazione del pane con farina di tuberi e la successiva cottura direttamente su pietre piatte roventi.

I popoli Zulu, Xhosa, Sotho, Tswana e Venda condividono un ampio ventaglio di tecniche indigene di preparazione del cibo, le quali, a loro volta, sono riconducibili all’esistenza di antenati comuni – popoli allevatori di bestiame che sapevano lavorare il ferro e che migrarono dall’Africa centrale all’Africa meridionale circa 4000 anni fa.

La lavorazione del ferro rese possibile la fabbricazione di attrezzi agricoli e di utensili per cucinare. I recipienti di ferro consentirono la preparazione degli stufati e la cottura lenta delle farine, come nel caso dell’umngqusho degli Xhosa.




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