Viaggiare: lo spazio di una vacanza

Nuova Guinea: Papua Occidentale e 12 anni di vita vissuta nella giungla ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 9 marzo 2010 • Commenti 0 • Categoria: Papua Occidentale

Oggi vi porto in Papua  Occidentale (in passato si chiamava Irian Jaya), nella  Nuova Guinea: è uno dei luoghi poco esplorati  del mondo, anzi, alcune località non presentano neanche una cartina topografica!

Qui la vita scorre a ritmi lenti e la natura risalta in tutta la sua bellezza: tra  i meravigliosi ed indimenticabili paesaggi spiccano la valle del Baliem, la Pianura dell'Altopiano (etnìa Dani), le giungle del sud, la regione di Asmat, ricca di reperti di arte primitiva ed ancora ...

I dipinti rupestri delle bellissime caverne vicino a Fak Fak, nella penisola della Testa di Uccello, i laghi vicino a Manokwari e Nabire, le barriere coralline vergini del Parco Nazionale di Cenderawasih, per non parlare dei tramonti mozzafiato della zona di Foida.

La Papua Occidentale è circondata da migliaia di piccole isole che vanno a formare la Melanesia. Sono chiamate anche "isole nere" perchè il  territorio è interamente coperto da cenere vulcanica. Si atterra  nella capitale Jayapura oppure a Biak, famosa per gli splendidi fondali corallini.

L’area, tanto vasta,  non è così facile da perlustrare … ci vogliono intraprendenza  ed una buona capacità organizzativa, oltre che ad un  bel pò di money ! Le vaccinazioni ed i visti, gli hotels e gli spostamenti economicamente cari! Alcuni territori, poi, sono addirittura pericolosi per i turisti. C'è, infatti, il rischio di essere rapiti dal Free Papua Movement, (Movimento per la liberazione di Papua) nato nel 1964, al fine di contrastare l'Indonesia, contraria all'indipendenza di Papua!  

Lo scenario è questo ...e la storia che vi voglio raccontare,  l'ho scoperta solo recentemente,  chissà se voi  lettori di 100viaggi ne avete sentito parlare! 

E' una storia sempre attuale, difficile da collocare nel tempo e nello spazio, potrebbe essere stata una delle tante trame di un film ... a me ha fatto riflettere profondamente. Del resto ritornare da una vacanza speciale, lascia un retrogusto amaro in bocca o  ...nel cuore! Sono immagini indelebili che risaltano esponenzialmente quando ci troviamo "ricatapultati" nella nostra  quotidiana realtà, a volte stretta, per lo più tanto stressante e che ci genera una sorta di insofferenza cronica: la spasmodica velocità nel vivere ci fa perdere (o dimenticare) il gusto di assaporare quello che la vita in sè ci offre.

Per cui che sia Mal D'Africa, Saudade do Brasil o Mal de Patagonia non cambia l'essenza di un'esperienza di viaggio stampata nei nostri cuori. Se il nostro viaggio è stato, o sarà breve, al ritorno saremo più velocemente fagocitati dalla vita di ogni giorno ed i ricordi indelebili se ne andranno in letargo in un cantuccio del nostro subconscio!



Ma per chi, invece, questa esperienza di viaggio l'ha vissuta per un lungo tempo, allora è diverso! E' la storia  di Sabine Kuegler, nata in Nepal nel 1972. Alla tenera età di 5 anni si trasferisce nella  giungla della Papua Occidentale … in un'intervista dichiara ...

«Sono nata in Nepal in un sobborgo di Katmandu dove i miei genitori si erano trasferiti come linguisti e cooperanti in progetti di sviluppo, quando venne offerta loro la possibilità di seguire un nuovo progetto: entrare in contatto con un popolo conosciuto fino a quel momento solo attraverso racconti e leggende, i Fayu della Papua Occidentale. Mio padre partì per primo per avvicinarli. Solo dopo diversi mesi lo raggiungemmo con la mamma e i miei due fratelli, io avevo cinque anni. Ricordo ancora quel momento. Già la vista della più grande foresta pluviale del mondo era qualcosa di elettrizzante. E poi abbiamo incontrato il papà che, barba e capelli inselvatichiti ci stava aspettando in una radura. Lo seguimmo e ci portò in quella che sarebbe stata la nostra casa: una capanna che aveva costruito in territorio neutrale tra le quattro tribù Fayu che, essendo acerrime nemiche, si facevano guerra in continuazione.»

La piccola Sabine vivendo nella giungla dai 5 ai 17 anni, apprende gradualmente la cultura, gli usi e le tradizioni dei Fayu, diventandone membro a tutti gli effetti.  Nella foresta tropicale mangia vermi, uccelli e pipistrelli; convive con ratti, serpenti velenosi e ragni, dorme accanto ai defunti ... in quanto non era uso nella tribù, a quel tempo, seppellire i morti! Il tempo passa, scorrono gli anni … fino a quando Sabine, adolescente,  a seguito della morte di uno dei suoi grandi amici Fayu, decide di allontanarsi dalla giungla.

Dopo aver studiato in Svizzera si trasferisce in Germania: l’impatto con il mondo civilizzato,  a lei totalmente estraneo, è a dir poco devastante, queste  le sue parole: “vivere nella foresta a volte era fisicamente impossibile, ma molto semplice da un punto di vista psicologico. Al contrario, in Occidente, la velocità dell’esistenza può portare alla distruzione dell’anima”.


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Porto Rico: El Yunque ed il Parco delle Grotte di Rìo Camuy ... a testimonianza che le isole caraibiche non sono solo splendide spiagge!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 3 marzo 2010 • Commenti 4 • Categoria: Porto Rico

E' soprannominata la Isla del Incanto, ed è situata nelle Antille dei tanto gettonati Caraibi. E' meta turistica  statunitense per eccellenza, tant'è vero che molti dei suoi abitanti, di maggioranza bianca, la vorrebbero annessa agli Usa. E' Porto Rico, con la sua candida sabbia e le sue spiagge mozzafiato! 


San Juan

Ma, a testimonianza che le isole caraibiche non sono solo spiagge dorate e palme sotto cui refrigerarsi  dissetandosi con una fredda bevanda locale, vi propongo due imperdibili escursioni portoricane ...  El Yunque e le Grotte di Rìo Camuy! Dai ... seguitemi ...!


El Yunque

La montagna El Yunque fa parte della catena di Luquillo e prende il suo nome dalla foresta circostante,  riserva naturale (11.200 ettari di estensione!), anche chiamata Foresta Nazionale dei Caraibi. Le autorità turistiche sono orgogliose di promuovere la riserva come l'unica foresta tropicale nel sistema di parchi nazionali degli Stati Uniti.

I taínos credevano che il dio della felicità vivesse su El Yunque e questo può spiegare perché le escursioni attraverso la foresta pluviale fino a questa montagna di 1065 m danno ai viaggiatori una sensazione di benessere, realizzazione personale, muscoli dolenti e calli ai piedi. Nella riserva ci sono più di 400 specie di alberi e felci sviluppate in grande quantità e dimensione. Le nuvole, spinte regolarmente dai venti atlantici, infatti, scaricano enormi quantità di pioggia sulla catena di Luquillo, creando condizioni simili a quelle che si verificano all'interno di una serra.

Sono 13 i percorsi escursionistici tra cui scegliere ... si passa da facili passeggiate di 15 minuti lungo sentieri battuti, fino alla scalata del Yunque. Una volta in cima al monte forse non vedrete il dio dei Taínos, ma se il cielo è limpido riuscirete a scorgere le Isole Vergini!

Se andrete a spasso nella foresta sentirete il canto della rana coquì (emblema nazionale di Portorico), vedrete orchidee in miniatura, potrete fare il bagno nelle cascate e forse riuscirete ad avvistare il raro pappagallo portoricano. El Yunque si trova a meno di un'ora di macchina da San Juan (capitale dell'Isola) e la strada conduce fino all'ingresso della riserva. La Luquillo beach, poco lontana dalla svolta per El Yunque, è una spiaggia piuttosto famosa. L'acqua è bassa e piatta, ideale per i bambini e, anche se la serie di bancarelle che vendono cibarie e souvenirs non la rendono ideale per isolarsi dal resto del mondo, la distesa di sabbia di Luquillo resta pur sempre un luogo pittoresco, adatto per i picnic e per farsi una nuotata.




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I Dodici Apostoli (Twelve Apostles) sulla Great Ocean Road nel Victoria

Scritto da LDN - 100viaggi • Domenica, 14 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Australia
Dodici Apostoli - Twelve Apostles
Foto di artorusrex

Australia. Nazione-continente dagli immensi spazi e dalle infinite destinazioni. Tutte da mozzare il fiato. Nella regione del Victoria, c'e' un percorso che porta il nome di Great Ocean Road.

Universalmente famosa per i suoi panorami spettacolari, la Great Ocean Road del Victoria è di fatto un'intera regione che abbraccia non solo la costa, ma anche le zone dell'immediato entroterra, iniziando dalla città di Geelong per arrivare fino al confine del South Australia. Il punto centrale di questa vasta zona costiera è rappresentato dalle imponenti formazioni rocciose dei Dodici Apostoli (Twelve Apostles), a buon diritto annoverate fra le icone dell'Australia.

Il tragitto è composto da 243 Km di autostrada scavata in una varieta infinita di rocce che cadono a picco nell'oceano. Immancabili le splendide vedute offerte in incredibili scenari dove il gonfiore delle onde che si infrangono sugli scogli fanno da padrone.

Non mancano miriadi di spiagge dove la natura incontamninata è assoluta regina, che sovrasta e vi farà sentire un microscopico granello di fronte all'immenso disegno naturale.


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Al largo del Belize un buco nell'acqua ... ma le voragini nel mondo sono tante!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Sabato, 13 febbraio 2010 • Commenti 1 • Categoria: Belize

The Great Big Hole - Belize

Occorre arrivare fino in Belize per ammirare uno dei più spettacolari buchi della Terra! Che bellezza ... sorvolare la zona in aereo, o decidere per un'immersione mozzafiato da esperto sub!

E' il Great Blue  Hole, 111 km al largo dalle coste del Belize, Stato dell'America Centrale! Si tratta di una grotta calcarea, formatasi durante l'ultima Era Glaciale: ora il livello delle acque è molto più alto rispetto a quello dell'epoca. Da allora l'oceano è cresciuto, facendo riempire d'acqua la grotta con la conseguenza di creare (dal crollo del suo tetto)  un pozzo sommerso, le cui pareti sono  coperte da stalattiti lunghe fino a 12 metri. Il Grande Buco Blu è una grotta calcarea sommersa a forma circolare, ampia 400 m  e profonda 145 m. E' l'attrazione ed il paradiso per eccellenza dei sub più esperti!

Di stessa origine carsica sono i cenotes messicani  ed i Buchi Blu dell'Isola di Andros nelle Bahamas , al centro della controversa teoria secondo cui l'arcipelago delle Bahamas è formato dalle cime dei monti del perduto continente di Atlantide, affondato in questo mare millenni fa!  

Andros Island - Bahamas

Le eruzioni vulcaniche, l'erosione del vento e delle acque, le glaciazioni, hanno modellato la superficie della Terra! 

Questa qui sotto è la voragine provocata da un tremendo disastro, avvenuto alla periferia di Città del Guatemala il 23 febbraio del 2007. Lo squarcio, profondo circa 110 metri e largo 40, ha provocato 3 vittime, inghiottendo alcune abitazioni. Nei giorni precedenti la tragedia, le forti piogge  hanno provocato la rottura di una condotta fognaria: l'enorme massa di acqua uscita dalle tubazioni ha causato lo scioglimento delle rocce idrosolubili (sale e gesso) sottostanti, formando così l'immensa caverna. L'incidente ha costretto all'evacuazione di oltre 1.000 persone da una delle periferie più povere del Sud America.


Il Meteor Crater, in Arizona è  un cratere nato (circa 50.000 anni fa) dall'impatto di un meteorite di 30 metri di diametro che ha colpito la Terra a oltre 70.000 km/h. E' il primo cratere meteorico terrestre di cui si sia accertata l'origine: situato a 1.740 metri di altitudine è profondo circa 170 metri (quanto un edificio di 60 piani) e ha un diametro di circa 1.200 metri, con un bordo rialzato irregolare che sovrasta di 45 metri il terreno circostante. Secondo gli esperti la violenza dell'impatto ha sprigionato l'energia equivalente a quella di 4 bombe atomiche e ha spostato oltre 300 milioni di tonnellate di sedimenti che sono caduti fino a 150 km di distanza.


Molto spesso, invece, è stata proprio la mano dell'uomo a manipolare montagne, colline, valli e voragini impressionanti, buchi larghi anche chilometri!

Prendiamo, ad esempio,  Il Morning Glory Hole: si tratta di un grosso scarico artificiale!  La sua "vasca" è il lago formato dalla diga di Monticello, in California: viene aperto quando il livello dell'acqua nel bacino supera il livello di guardia. La forma, a imbuto, è quella tipica di uno scarico, dalle dimensioni impressionanti, però: 22 metri all'imboccatura, 8 nella parte finale. In pratica può inghiottire 1.370 metri cubi di acqua al secondo (1.370.000 litri: in meno di 30 secondi svuoterebbe una piscina olimpionica), che viene scaricata 200 metri più basso, a valle della diga.

Morning Glory Hole - Monticello - California


E la creazione,  da parte dell'uomo, di un consistente numero di miniere sparse per il mondo?

La Bingham Canyon Mine - Utah, Usa è la più produttiva miniera di rame del mondo. Profonda 1.200 metri, larga 4 chilometri, è in assoluto il più grande scavo mai realizzato dall'uomo, talmente grande che è visibile dallo Shuttle, quando sorvola gli Stati Uniti. Ogni giorno vengono estratte dalle sue viscere oltre 150.000 tonnellate di minerale grezzo: fino a oggi ha prodotto oltre 18 milioni di tonnellate di rame, e sarà in grado di funzionare a pieno regime per i prossimi 100 anni.



La Escondida presso Antofagasta in Cile, è la più grande miniera di rame a cielo aperto che esista al mondo, con una produzione di 3.546 tonnellate al giorno, equivalenti al 23,5 per cento del rame cileno e all’8 per cento di quello mondiale.



La Mirny Diamond Mine si trova nel nord est della Siberia, in una zona fredda e inaccessibile. È la più grande miniera di diamanti al mondo per larghezza: il diametro alla superficie misura 1.200 metri, per una profondità di oltre 525. Tenuta segreta per l'intero periodo della Guerra Fredda, ancora oggi le notizie su di essa non sono molte: scoperta nel 1955 dai geologi dell'Unione Sovietica, la miniera ha prodotto, fino alla sua chiusura definitiva, nel 2004, oltre 2.000.000 di carati (400 kg) di pietre preziose all'anno.



ed a seguire ...


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Sudafrica: alla ricerca dei Big Five con la Caccia "verde"...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Martedì, 2 febbraio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Sud Africa

Ci troviamo, nuovamente, nel meraviglioso scenario sudafricano e questa volta vi vorrei  proporre una vacanza all'insegna della "Caccia Verde".

"Cacciatori ed ecologisti si sono comportati finora come cani e gatti, ma alla fine hanno trovato un punto d’incontro. La caccia “verde” realizza la sinergia tra lo sport della caccia e i limiti imposti dalla protezione ambientale: si può sparare alla fauna selvatica contribuendo alla ricerca e alla gestione della stessa.

Proposta dal dr. Paul Bartels, direttore del Centro per la Protezione della Fauna selvatica come risorsa biologica, che fa parte dell’Ente Giardini zoologici nazionali, la caccia verde richiede capacità e precisione molto maggiori di quelle necessarie quando si spara con un fucile. Nel caso delle freccette, non solo occorre tirare sull’animale  a distanza ravvicinata ma una volta colpito questo può diventare imprevedibile, imbizzarrendosi o caricando. 

Tuttavia, il senso dell’avventura implicito nella caccia verde la rende sempre più popolare presso i cacciatori tradizionali.

Codice etico

Gli animali da colpire con freccette vengono selezionati per specifici scopi scientifici o per ricerche, mai per ragioni commerciali. Le ragioni possono essere: lo spostamento di animali in un nuovo ambiente; l’inserimento di elementi identificativi all’orecchio o di microchip; raccolta di campioni di sangue e tessuti, posa di collari con radio per monitorare i movimenti dell’animale;e operazioni chirurgiche o trattamento di ferite.

Gli animali più frequentemente analizzati e quindi colpiti con freccette sono i cosiddetti "Big Five" rinoceronti bianchi ma anche leoni, leopardi, bufali ed elefanti sono regolarmente “cacciati”. Per il momento, dalla “caccia verde” sono esclusi i rinoceronti neri.


Chi può cacciare?

La maggior parte dei cacciatori “verdi” sono i cacciatori professionali che vedono in questa operazione un modo per rendersi utili alla causa della protezione della fauna. La caccia verde può essere aperta anche a clienti individuali o a gruppi, sempre a determinate condizioni.


Caccia individuale

Nella caccia individuale, chi tira materialmente è il cliente, sotto la supervisione di un cacciatore professionale e di un veterinario; la caccia viene organizzata su prenotazione e iscrizione presso un ente autorizzato. L’organizzatore deve acquisire i diritti di tiro sull’animale prima di poterne disporre commercialmente e deve mantenere sul posto professionisti esperti, in grado di condurre la caccia. Talvolta è richiesta la presenza di un pilota di elicottero. Infine, il cliente cacciatore deve essere stato addestrato in precedenza nella pratica del tiro col fucile a freccette e informato su tutti gli aspetti della caccia verde, perchè la sicurezza dell’uomo e dell’animale vengono prima di ogni altra considerazione.


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Inseguendo per il mondo gli appuntamenti 2010 di deltaplano e parapendio

Scritto da LDN - 100viaggi • Venerdì, 29 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Austria, Brasile, Grecia, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Turchia

Per il volo libero in deltaplano e parapendio si annunciano tempi di assoluto impegno dal punto di vista organizzativo e come mantenimento del primato mondiale conquistato dai piloti azzurri. L’Italia sta al vertice internazionale per i tanti titoli vinti, primi fra tutti i quattro mondiali di deltaplano, ala flessibile ed ala rigida, a squadre ed individuale, grazie al trentino Alex Ploner questi ultimi.

La scorsa estate il romano Andrea Iemma ai WAG 2009, cioè i giochi mondiali dell’aria, ha conquistato la medaglia d’oro in acrobazia. Nel parapendio l’Italia ha vinto la superfinale di Coppa del Mondo a Poggio Bustone (Rieti), è vice campione del mondo e terza agli europei.

Grazie a questi titoli ed ai piazzamenti internazionali dei nostri piloti, siamo volati in testa alla classifica per nazioni.

I prossimi appuntamenti ci vedranno competere in aria e protagonisti a terra come organizzatori: dal 30 luglio al 8 agosto 2010 nel sito del Monte Cucco (Sigillo, Perugia) l’Italia organizzerà i pre-mondiali di deltaplano, evento staffetta dei campionati del mondo che ospiteremo nella stessa località e periodo l’anno successivo.


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Mauritius: il mare nel cuore, tra eventi appassionanti ed esclusivi ...

Scritto da Francesca Romana Alegi • Giovedì, 28 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Mauritius

Le spiagge candide e le lagune cristalline a Mauritius sono una realtà. Come la passione per il mare. Allora, oltre ad ammirarlo sorseggiando un drink sdraiati sulla chaise longue di un resort da favola, vivetelo “alla mauriziana”, grazie a una serie di eventi esclusivi e appassionanti che hanno proprio il mare nel cuore.

La regatta è un evento sportivo e culturale unico per l’isola. Si tratta di una competizione tradizionale di piroghe mauriziane che si svolge nelle acque trasparenti della laguna di Mahébourg.

Questo evento è un modo davvero speciale per scoprire la bellezza dell’Oceano indiano insieme alla storia e alla cultura dell’isola. Le piroghe utilizzate sono, infatti, quelle costruite tradizionalmente dagli antichi abitanti dell’isola.

Le prime regate di questo tipo ebbero luogo proprio nella baia di Mahébourg, fin dall’arrivo degli olandesi, nel 1598. La tradizione fu portata avanti fino al 1810, anno della grande battaglia di Grand Port in cui i francesi sconfissero in queste acque la marina inglese. Nel 2008 l’usanza è stata ripristinata, con grande entusiasmo tanto dei locali che dei visitatori. Una decisione intelligente che unisce l’amore per la cultura creola e il grande rispetto per l’ambiente, due degli elementi che rendono Mauritius un luogo unico al mondo.


Per chi ama la pesca d’altura, invece, l’appuntamento è dal 25 febbraio al 3 marzo, per la nuova edizione della prestigiosa Marlin World Cup. Una competizione tag&release che si svolge al largo delle coste occidentali e meridionali dell’isola, considerate una delle zone migliori al mondo per questo tipo di pesca. 

L’evento appartiene all’IFGA Offshore Championship circuit, un prestigioso circuito internazionale. Il vincitore della tappa mauriziana acquisirà anche il diritto di partecipare al Campionato mondiale che si terrà nel maggio 2011 a Cabo San Lucas, in Messico.

Equipaggi provenienti da tutto il pianeta si sfideranno cercando di aggiudicarsi la preda più ambita: il black marlin. Dal 2010 la Marlin world cup torna alle origini, ospitata di nuovo dall’hotel La pirogue, recentemente riaperto dopo significativi lavori di ammodernamento. Oltre all’esperienza unica di pescare in queste acque, la competizione è anche l’occasione per gustare l’allegria mauriziana nelle serate di festa per celebrare gli equipaggi vittoriosi.



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Fær Øer tra le isole più "intatte" al mondo secondo un sondaggio... e la triste storia dei globicefali massacrati da oltre 1.000 anni?

Scritto da Francesca Romana Alegi • Domenica, 24 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Fær Øer


In  Virgilio Viaggi  leggo basita questo scorcio di articolo, con tanto di link del National Geographic Traveler:

"La lista delle isole più intatte del mondo, stilata dal National Geographic Traveler, grazie al lavoro di un team di esperti di oltre 500 individui che ha valutato oltre 100 isole sparse per il globo. Bocciate le Baleari, tanto amate dal turismo italiano, mentre la Sardegna, prima isola italiana in lista, è al 31° posto. Seguita dalla Sicilia, al 46° posto. Sul podio sono salite in ordine: le Fær Øer in Danimarca, le Azzorre in Portogallo e le Lofoten in Norvegia. Tra i criteri di valutazione: il rispetto ambientale per l'ecosistema, l'identità culturale dei locali, l'autenticità dei panorami, il patrimonio storico e l'importanza data al turismo responsabile da parte dei turisti e degli operatori."

Forse sarebbe stato più corretto pubblicare il mio post su  100ambiente, dato che si parla anche di rispetto ambientale per l'ecosistema.

Ed il rispetto della natura nella sua totalità dovrebbe essere un principio fondamentale per colui che vive in un paese e per chi  quello stesso paese lo va a visitare. Invece noi uomini abbiamo la capacità, oltre che di creare anche di distruggere insensatamente!

La cruda legge del più forte può andare bene nella giungla tra gli animali, ma quando si intromette l'uomo in questa catena allora le cose cambiano! Eccovi uno scorcio di questa triste realtà:

"La crudeltà umana si avverte quotidianamente in tanti aspetti della vita: gli esseri più deboli sono quelli maggiormente colpiti, animali compresi! Alcuni esempi molto frequenti: taglio della coda ed orecchie  per la creazione di alcune razze di cani; combattimento di galli e di cani ed ancora l'uccisione del toro nella corrida in Spagna (ed anche in altri paesi), basta pagare un biglietto per assistere "allo spettacolo"!

Ancora più agghiacciante è la mattanza dei delfini in Giappone o il massacro dei globicefali nelle Isole Fær Øer in Danimarca!


Le Fær Øer sono isole autonome e per questo motivo la Danimarca si estranea da qualsiasi responsabilità! E' un massacro che dura da 1.200 anni: un tempo poteva essere legato alla sussistenza, ma oggi non è più giustificabile! Denunce, sensibilizzazione dell'opinione pubblica, il proliferarsi di articoli su numerosissimi siti, ma provvedimenti concreti ... ZERO!


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Australia - Brezza d’autunno alla Canberra Balloon Fiesta

Scritto da LDN - 100viaggi • Sabato, 23 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Australia

 

Canberra Balloons Festival - dal 6 al 14 marzo 2010
Ricordiamo che in Australia le stagioni sono al rovescio rispetto alle nostre. E' per questo che - mentre noi andiamo verso la primavera, il continente australiano si dirige verso le stagioni fredde. L'autunno australiano è particolarmente affascinante, ma il suo arrivo viene annunciato non solo con i colori sgargianti degli alberi caducifogli del luogo ma anche da un festival molto particolare a Canberra.

 

Camberra è una fiorente città moderna, con eleganti ristoranti, bar trendy, shopping d’alta classe e un calendario interrotto di eventi e festival, situata nell’estremità settentrionale del Territorio della Capitale.
Uno di questi eventi è l’ormai leggendario Canberra Balloon Festival. Per nove fresche mattine di marzo un colorato esercito di mongolfiere si innalza in cielo dal prato dell’Old Parliament House.

Si potrà ammirare questo magico volo in compagnia di migliaia di altri spettatori dallo spirito mattutino oppure salire direttamente a bordo di una mongolfiera.
In entrambi i casi è un ottimo inizio di giornata a Canberra, soprattutto se allo spettacolo aggiungerete una colazione calda e intrattenimento dal vivo.
Al termine di ogni singola manifestazione giornaliera, si potrà proseguire a visitate i musei nazionali di Canberra, le sue gallerie, le aziende vinicole e i parchi che si tingono in autunno di toni castani-dorati.


Piloti ed equipaggi di mongolfiera provenienti da tutto il mondo raggiungono Canberra per questo evento annuale che riesce a tirar giù dal letto anche i più dormiglioni.
L'orario di inizio è previsto per le 6:30 così da non perdere la surreale sfilata di mongolfiere nel cielo.

Negli anni passati hanno partecipato all’evento mongolfiere dalle più insolite forme, come una casa, un kookaburra, una rana gigante, una coppia di api danzanti e un ritratto di Vincent Van Gogh.

È un evento davvero speciale che permette di vedere una moltitudine colorata di mongolfiere librarsi nei tersi cieli autunnali, riflettendosi nel laghetto di Old Parliament House.


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La via ferrata più alta del mondo, sul Monte Kinabalu in Malesia

Scritto da LDN - 100viaggi • Venerdì, 22 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Malesia

La Via Ferrata del Monte Kinabalu all'interno del Parco Nazionale del Kinabalu in Malesia è da poche settimane il tratto più alto del mondo. Un vero e proprio Guiness de Primati, superando le più rinomate Vie Ferrate tipiche dell'Alpi Europee.

Il Monte Kinabalu si trova nella regione del Sabah, in Malesia e vanta un'altezza di 4.095 metri sul livello del mare. La Via Ferrata - che ricordiamo per i non appassionati di questa disciplina - è un tragitto, un percorso di montagna, predisposto con una serie di gradini, rotaie e cavi da abbracciare e da utilizzare per completare il tragitto. Sono percorsi con un grado di difficoltà decisamente superiore rispetto a senitieri di montagna per la famiglia ed è quindi consigliato principalmente ad esperti ed appassionati.

La Via Ferrata più alta del mondo è gestita dalla società Mountain Torq Sdn Bhd, che possiete un'altro tratto sul medesimo Monte Kinabalu.
La via ferrata detentrice del nuovo record inizia a 3.411 metri e termina a 3.776 metri, con un dislivello superiore ai 360 metri.



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Andar per trabocchi sulla costa abruzzese

Scritto da LDN - 100viaggi • Giovedì, 21 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Italia

TraboccoD’Annunzio descriveva i Trabocchi nel suo Trionfo della Morte come antiche macchine da pesca che sembrano avere vita propria. Superstiti di una cultura legata alla pesca familiare, spesso principale fonte di sostentamento, i trabocchi che si trovano sulla costa abruzzese sono costituiti da una piattaforma di legno che sporge sul mare, agganciata alle rocce da tronchi di pino d’Aleppo.

Un patrimonio storico, culturale ed oggi anche turistico, grazie alla nuova iniziativa che prende il nome di Costa dei Trabocchi.

Dalla piattaforma dei trabocchi sporgono due o più “antenne” che fanno da sostegno alla grande rete da pesca a maglie strette, chiamata “trabocchetto”.
La diversa morfologia che caratterizza le varie zone che si susseguono lungo la costa, come per esempio un fondale troppo alto oppure coperto di ciottoli, ha fatto sì che si sviluppassero differenti tipologie di trabocchi in vari tratti dei litorali dell’Italia meridionale, da quelli presenti in Abruzzo, a quelli del Gargano, o della costa del basso Tirreno.

Il modello abruzzese è formato da una piattaforma posta trasversalmente rispetto alla costa, alla quale il trabocco è collegato tramite un ponticello formato da pedane di legno, mentre più a sud, nel Gargano, a causa della presenza di scogliere, la piattaforma viene ancorata alla roccia e posta longitudinalmente rispetto alla costa.

Ma in ogni caso e indipendentemente dalle appartenenze geografiche, reste e rimane, in chiave romantica, la lotta dell’uomo per la sopravvivenza, una lotta ad armi pari, antiche, e frutto del solo ingegno. Un reperto oggi tutto da visitare e riscoprire.


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Messico: Chichén Itzà, la piramide di Kukulkán ed il canto del Quetzal!

Scritto da Francesca Romana Alegi • Mercoledì, 20 gennaio 2010 • Commenti 0 • Categoria: Messico

Ogni anno migliaia di turisti si recano a visitare la meravigliosa Piramide di Kukulkán, situata in uno dei siti maya più famosi del Messico, a Chichén Itzà. Esempio di alta architettura, la struttura affascina ed incuriosisce allo stesso tempo.

Chichén Itzà è un complesso cerimoniale molto vasto, testimone della grandezza di un impero fatto a pezzi dai conquistatori spagnoli e sopravvissuto alla voracità della giungla circostante.

Dalla planimetria si nota come i due cenotes sacri  e la Piramide di Kukulkán siano posti su uno stesso asse. Tale sito illustra, per i differenti stili architettonici, due periodi distinti della storia maya.


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